MA GUARDA UN PO’…LA SELLA DEL DIAVOLO

POST 037 TOH... LA SELLA DEL DIAVOLOIl 30 novembre 2012 è stato sottoscritto il protocollo d’intesa fra il Comune di Cagliari e l’Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna per il posizionamento di cartelli indicativi e monitòri a corredo del sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo per evitare che incauti escursionisti lo abbandonino e si rechino in zone a rischio per la propria incolumità.

Abbiamo, dal canto nostro, confermato ogni disponibilità per tutte le necessarie azioni per raggiungere gli obiettivi per la salvaguardia e la corretta valorizzazione di uno dei più preziosi gioielli naturalistici del Mediterraneo.

Sembrerebbe una notizia da nulla. In fondo sono solo quattro cartelli e una passeggiata tra cespugli schinniti e vento fastidioso, caldo d’estate e freddo d’inverno: chi se ne frega?

Invece no, è una di quelle piccole e insignificanti notizie che dovrebbe far riflettere a lungo i cittadini, perché il paesaggio, che sarebbe il posto in cui siamo noi stessi, è il risultato di tante piccole azioni quotidiane come questa: di buone abitudini.

Non starò a dire cosa sia la Sella del Diavolo, ciascun cagliaritano darebbe un’interpretazione diversa, però credo di poter affermare che nessuno di noi potrebbe dire di non conoscerla, essendo parte integrante del nostro immaginario. Che poi da questo se ne possa derivare la volontà collettiva di proteggerla, di conservare un’idea condivisa di paesaggio cagliaritano, ce ne corre ed è proprio per questo motivo che il quattro cartelli, la passeggiata e le erbacce assumono un’importanza capitale: perché sono ciò di cui abbiamo bisogno per sviluppare la buona abitudine di proteggere il nostro paesaggio e di conseguenza noi stessi.

Un’amica di queste parti, candidata di un pezzetto della sinistra alle comunali, aveva basato gran parte della propria campagna elettorale sul concetto (non originalissimo, intendiamoci) di cacciavite, ovvero sulla necessità di incrementare la propensione all’attenzione continua per le azioni collettive, quelle in cui ciascuno di noi impugna il cacciavite e collabora attivamente al bene comune con piccoli interventi, nella convinzione – a mio avviso corretta – che siano le buone abitudini, prima di ogni altra cosa, a preservare il paesaggio. Poi le elezioni le ha perse (mica la sinistra è schizofrenica solo in Sardegna, ci mancherebbe!) ma la metafora del cacciavite dovremmo adottarla tutti quanti, evitando di snobbare le conferenze stampa che ci mostrano la brutta faccia di Stefano Deliperi accanto a quella altrettanto problematica di Massimo Zedda. Dovremmo comprendere che, facce brutte o no, è molto meglio una conferenza stampa tenuta in Municipio per annunciare la bella novità della riscoperta della Sella del Diavolo, piuttosto che quella in cui un sindaco, ben incravattato, intendiamoci, ci parla dalla sede di un cementificatore storico. Potrebbe essere l’incapacità di comprendere la differenza a trasformare un bene comune in una lottizzazione selvaggia, in un ammasso di cemento e tondino di ferro.

Non si può negare che altri temi siano maggiormente intriganti, dalla surreale vicenda dello stadio di Is Arenas al litigio infinito per quell’inverecondo carrozzone che è ancora il Lirico (né si sa se si riuscirà a trasformarlo in qualcosa di utile per la collettività) come dire dalla droga collettiva rappresentata dal calcio agli interessi di un centro di potere che gestisce un gran pacco di milioni. Ma pare che pochi, pochissimi, riescano a realizzare che, con la passeggiata della Sella del Diavolo, stiamo parlando di «[…] salvaguardia e […] corretta valorizzazione», categorie inflazionate di cui tanti tribuni della plebe si riempiono la bocca, riuscendo ad essere latitanti quando poi vengono coniugate correttamente nel senso dell’azione collettiva, l’unica davvero efficace, economica e capace di dare una prospettiva reale al bene comune.

Saranno i bambini di oggi, accompagnati, si spera, da genitori e insegnanti sul sentiero, a pretendere che un gioiello del nostro paesaggio rimanga tale e lo faranno come buona abitudine, ritenendo che qualunque altra «salvaguardia» e «valorizzazione», siano improponibili, soprattutto nell’accezione di vantaggio per pochi speculatori, come troppo spesso avvenuto in passato.

Però non ci sono, apparentemente, in ballo né i milioni del Lirico, con la coorte di gallinelle starnazzanti che beccano le granaglie pubbliche, né il tifo calcistico. Quindi della Sella del Diavolo se ne parla poco e male, come sempre avviene quando sono i cittadini i veri protagonisti.

Poco male: parliamone tra di noi, pochi e sparuti lettori del blogghino, in attesa che questi esempi si moltiplichino: la Sardegna, non solo Cagliari, ne avrebbe un gran bisogno, assai di più del miliardo degli emiri e di altro cemento, sia esso o no compatibile col PPR di Soru.

I miliardi si rinnovano, la Sella del Diavolo no.

Ci sarebbe anche da parlare, almeno un poco, del perché la Sella del Diavolo sia rimasta così come ce la ritroviamo oggi, ma vorrei evitarlo. Dover dire che è accaduto grazie ad una servitù militare, come per Capo Frasca, è un dato oggettivo che fa male al cuore. Per una volta godiamoci una notizia positiva e riflettiamo sul cacciavite che dovremmo tenerci in tasca, economico ed efficace.

Magari facciamo anche i complimenti a Stefano Deliperi e a Massimo Zedda, anche se non hanno mai uno straccio di cravatta attorno al collo.

Sarà per questo che li sfanculano spesso?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

37

Questa voce è stata pubblicata in Cultura, politica e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a MA GUARDA UN PO’…LA SELLA DEL DIAVOLO

  1. Hybris ha detto:

    Questa volta sono d’accordo con lei. Un piccolo passo, certo, ma estremamente positivo. Un esempio da seguire. Ma noi, mi chiedo, impareremo mai a riconoscerli questi gesti di buon senso e buona volontà, o continueremo a prendercela con gli Dei per la sorte grama e meschina? Mah.

  2. G.Michele ha detto:

    “la Sardegna, non solo Cagliari, ne avrebbe un gran bisogno”. A leggere queste parole mi sono venuti in mente i monti tra Barisardo e Tertenia, tanto belli e fruibili quanto sconosciuti e non valorizzati. E il borgo medievale di Tratalias, un gioiello che nella media e bassa stagione sembra un paese fantasma. Tante occasioni mancate, per i locali e per i turisti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...