SA LIMBA: COME ESCLUDERSI DA SÉ SENZA PASSARE DAL VIA

«Io l’ho scritta vulgare perché ho bisogno che ogni persona la possi leggere…» (G. Galilei, Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti)

Così Galileo Galilei parla della propria opera rivolgendosi al duumviro di Augusta Marco Welser. Il che dovrebbe spingere a domandarsi cosa sia una lingua e perché la si debba adoperare.

In realtà, l’assunto che una lingua sia veicolo di condivisione è concetto da prendersi con cautela. Ad esempio le lingue liturgiche, come il latino – non a caso promosso dal papa attuale – sono tutt’altro, per la precisione strumenti di divisione tra un élite che detiene un potere e una massa che lo subisce. Allo stesso tempo, quanto espresso da Galileo riflette la possibilità che una lingua possa essere un mezzo per coinvolgere un numero elevato di persone, per condividere una conoscenza, per renderla meno elitaria, si potrebbe dire per ampliare la base democratica di una condivisione. Ritornando al latino dell’esempio precedente e all’uso liturgico delle lingue nazionali proposto dal Concilio Vaticano di Papa Giovanni (e avversato da Ratzinger) salta agli occhi come proprio la lingua rappresenti il paradigma della differenza strutturale tra una chiesa costruita sulla condivisione aperta a tutti i credenti e quella piramidale costituita da una casta di illuminati, il cui compito è illustrare alla massa il volere di un dio. Nel secondo caso, la lingua è un mezzo per escludere.

E sa limba? Il sardo?

Dal punto di vista dell’inclusione/esclusione non c’è storia. Il metodo migliore per condannare all’esclusione un libro, una riflessione, una poesia, una canzone è quello di redigerli in sardo (posto che abbia senso parlare di “sardo” è non, ad esempio, di “sardi”, inteso come gruppo di lingue affini). Non sarà certo un caso se soprattutto coloro che hanno assunto su di sé il ruolo di coraggioso difensore de sa limba, non abbiano la minima esitazione quando si tratta di scrivere un libro con l’intenzione di venderlo, ovvero di portarlo a conoscenza del maggior numero possibile di lettori: lo scrivono in italiano (se il contenuto è scientifico, in inglese). Così abbiamo i fonologi residenti in Olanda che tuonano in favore del sardo nelle scuole, ma si guardano bene dall’adoperarlo se si propongono di scrivere un libro! (mica sono scemi, i fonologi, magari ignoranti, ma scemi proprio no!)

Si dirà che anche i preti usano il latino liturgico e anche il latino non lo parla nessuno. Verissimo, se non fosse che i preti occupano posizioni di potere anche grazie all’esclusione della massa dei fedeli, mentre coloro che volessero (congiuntivo=avessero intenzione di…) adoperare il sardo otterrebbero l’eclatante risultato di escludersi da sé.

È bizzarro che nel dibattito (peraltro tutto virtuale) sul ruolo da assegnare al sardo (posto che si riesca a trovare uno straccio di accordo su cosa sia davvero) nessuno citi mai il fatto oggettivo della condanna immediata all’auto-esclusione che farebbe seguito alla decisione (improbabile) di sostituire l’italiano con un non ben definito qualcos’altro.

Perché, allora, parlare ancora di limba, perché proporne l’insegnamento a scuola e il ruolo di prima scelta in un sistema bilingue (con l’inglese come seconda, of course)?

Ci sono molti motivi. Uno di natura politica, legato a coloro che vorrebbero la secessione dall’Italia e l’indipendenza. Costoro (pochi) sono convinti che l’adozione di una lingua sarda porterebbe allo sviluppo di un forte spirito nazionalista (attualmente del tutto assente: ciò che viene solitamente definito “sardità” somiglia piuttosto all’appartenenza a un club di tifosi del calcio) spirito nazionalista su cui basare una lotta politica degna di tal nome. Insomma una difesa strumentale dell’improbabile sviluppo di una coscienza nazionale.

Un altro, maggioritario, è la consapevolezza che in momenti di vacche magre si può fare il brodo con qualunque cosa e sa limba costituisce il vettore per un minuscolo rivolo di soldi comuni che prende la via delle tasche di chi lo intercetta. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la coscienza nazionale o il sardismo, si tratta di sfruttamento di una risorsa disponibile, capace di fornire posti di lavoro e stipendi, consulenze e prebende varie. Accadrebbe lo stesso se al suo posto ci fosse la difesa della pastinaca nuragica: uffici comunali per lo sviluppo della pastinaca, contributi per l’insegnamento delle tecniche di coltura della pastinaca, sportelli della pastinaca, convegni sulla pastinaca, clamorosi litigi virtuali tra i cultori della pastinaca (nuragica) e quelli dell’italica carota.

Un altro, uno dei tanti, è che deviare l’attenzione sulla lingua è funzionale alla necessità di non parlare di cose ben più serie, come ad esempio la crisi terribile in cui versa l’Isola. In questi casi uno slogan funziona come un sommommolo (*) ben assestato che stende l’avversario e lo manda al tappeto. Ad esempio: La lingua è motore di sviluppo! Che poi, in tutta evidenza, è una clamorosa supercazzola, visto che nessuno ha la minima idea di che cosa possa significare, ma è la bellezza dell’italica politica degli ultimi decenni, che di supercazzole, una più clamorosa dell’altra, ha vissuto serenamente finché gli amici europei hanno deciso che dovevamo finirla di far debiti e ci hanno mandato il maestrino affinché riprendessimo contatto con la dura realtà. Noi sardi, perennemente in ritardo, ancora non l’abbiamo realizzato, ma ci stiamo avvicinando al momento topico, che non tarderà (la Sicilia, ad esempio, sta cominciando a rendersi conto di aver perso l’autonomia)

Insomma, per non farla troppo lunga, dovremo piantarla anche di godere dell’ineffabile piacere di sentirci parte di un élite esclusiva, i sardoparlanti, perché non avendo neppure i soldi per la carta igienica si potrebbe porre la questione del mangiar di meno per non aver necessità di adoperarla. Nel qual caso, sa limba sarebbe davvero un altro dei lussi, inutili, ai quali non dover pensare, almeno finché non avremo messo a posto cose ben più rilevanti. Poi si vedrà (se si vedrà).

Galileo avrebbe detto: Tu l’hai scritta sarda perché hai bisogno che nessuno la possi leggere

Cui si potrebbe aggiungere: …visto che non hai nulla da dire!

 

 

(*) normalmente si direbbe uppercut, ma visto che parliamo di lingue nazionali, vediamo di usare l’italiano, per una volta.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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30 risposte a SA LIMBA: COME ESCLUDERSI DA SÉ SENZA PASSARE DAL VIA

  1. Sovjet ha detto:

    Gentile Ainis,
    “sommommolo” durante il ventennio. Oggi lo chiamiamo “montante”… 🙂

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Sojvet,
      ci troviamo a mezza strada? Che ne pensa di “bucciconi”?
      🙂
      Cordialmente,

      • Sovjet ha detto:

        “Bucciconi” è troppo generico, indica una percossa inferta con la mano chiusa a pugno, ma non differenzia tra diretto, gancio o montante…non sarebbe da lei! 🙂

        • Jonathan Livingstone ha detto:

          Diretto, gancio, montante…benchè arrivino da direzioni diverse, il risultato finale è sempre devastante, quale che sia il punto in cui si scarica l’energia cinetica. Se proprio vogliamo pibincare. 😀

          • Sovjet ha detto:

            Vero, dipende se l’analisi la si fa sul gesto tecnico o sull’effetto…vero è che Ainis ha introdotto un termine tecnico, “sommommolo”, utilizzato nel periodo diautarchia anche linguistica per tradurre il più onomatopeico uppercut.
            C’è da dire che, chi un po’ se ne intende lo sa, che il “bucciccone” è pericoloso per chi lo riceve, ma anche per chi lo dà, perché è molto facile fratturarsi le dita (anche quando condizionate dalla confidenza nel gesto).
            Meglio una bella “spruzzigada” oppure (così la definisce un mio zio che fu in gioventù piuttosto esperto) una “musungada”, manrovescio.
            Che in tutto questo possa ritrovarsi una morale per il posto di Gabriele Ainis è cosa possibile anche perché, come recita il sacro testo:

            “La spada uccide tante persone,
            ma ne uccide più la lingua che la spada.”
            🙂

            • Gabriele Ainis ha detto:

              Gentile Sovjet,
              tutta invidia, la sua (come diceva Fo, conoscere un maggior numero di parole è un vantaggio).
              E poi uppercut non è onomatopeico.
              🙂
              Cordialmente

              • Sovjet ha detto:

                Gentile Ainis,
                evidentemente ha avuto la fortuna di non provarne uno…le assicuro che è onomatopeico! 🙂

  2. Jonathan Livingstone ha detto:

    “Bucciconi” lo capisco pure io. Il che è tutto dire… 🙂
    Jonathan Livingston

  3. panurk ha detto:

    Non so se i sardi monoglotti sappiano apprezzare anche un Kinnhaken (tedesco comune) ossia una Bockfotzn (bavarese) invece del italiano-odiato sommommodingsda. Almeno c’è sempre la speranza che uno che non ha nulla da dire forse dovrebbe essere disposto a imparare … ma per quanto sono venuto s sapere, nelle scuole sarde l’insegnamento del tedesco (a tacere del bavarese !!!) è calato ad un minimo asolutamente trascurabile. Peccato. Vorrei evitare di parlare di cose serie, ma in Grecia (ed i Greci non sono noti per un spiccato realismo in riguardo di questioni vitali), poco fà, l’interesse per l’insegnamento del tedesco ha subito un’accrescimento brusco. Non è che mi piacerebbe la morale. È un fatto.

    • Jonathan Livingstone ha detto:

      Sarà mica che in Grecia si sono accorti che sapere il tedescoporta più soldi che sapere il greco antico?????

      Jonathan Livingston

      • panurk ha detto:

        eh, non so! Forse per i Sardi sarebbe meglio di imparare la variante qatarese dell’arabo 😦

        • Jonathan Livingstone ha detto:

          For God’s sake! Avranno sicuramente almeno un a – ttestato almeno da “beginners” in carta pergamenata e filigranata pieno di timbri e controfirme!
          Abbia fede!

          Jonathan Livingston

  4. Giorgio Masia ha detto:

    Caro Ainis,
    una domanda molto semplice: da sardo quale tu sei, perché tutto questo odio per la lingua sarda?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Giorgio Masia,
      poichè sono un emerito nessuno (come fanno notare molti) non posso certo pretendere che lei legga tutto ciò che scrivo. Se lo facesse, tuttavia, saprebbe che in più occasioni ho difeso a spada tratta la nostra lingua. Però difendo la lingua, non il tentativo di adoperarla come mezzo per rivendicazioni nazionaliste! Tanto per farle un esempio, ritengo l’operazione della LSC una vera iattura proprio per la lingua, perché ne crea una artificiale che farà morire quelle vere!
      Se poi vuole criticare la mia idea che sulla limba ci speculi un sacco di gente per pochi euro, ci sta, ci mancherebbe; ma chiunque legga (pochi) ha la possibilità di farsi un’opinione senza bisogno delle mie parole: basta un salto in comune, soprattutto nei piccoli paesi.
      Cordialmente,

  5. cicciopidocchio ha detto:

    ma chi quel gabriele ainis che non ha il coraggio neanche di dire come si chiama veramente? a si, adesso ho cpaito, lui parla di dibattito virtuale….. “ma faiddu coddare”, mi hanno detto in un dibattito reale

  6. robertobolognesi ha detto:

    “Così abbiamo i fonologi residenti in Olanda che tuonano in favore del sardo nelle scuole, ma si guardano bene dall’adoperarlo se si propongono di scrivere un libro! (mica sono scemi, i fonologi, magari ignoranti, ma scemi proprio no!) ”
    Carissimo Ainis, purtroppo non posso restituire il complimento: lei all’ignoranza non accompagna altra dote. Evidentemente non ha la più pallida idea di ciò che scrive, mentre io qualche idea ce l’ho. E se voglio dire cose nuove in linguistica, devo permettere agli altri linguisti di verificare e così, purtroppo, sono costretto a scrivere in italiano. Ma i miei corsi di fonologia per profani sardi, li tengo ovviamente in sardo. Così, tanto per sapersi. E grazie per la sua cortese attenzione.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Bolognesi,
      esatto: il sardo non serve a nulla, infatti per comunicare bisogna usare un’altra lingua. Per una volta sono d’accordo con lei.
      Cordialmente,

  7. cicciopidocchio ha detto:

    Forse il sardo serve a farti scrivere Ainis, altrimenti di cosa parlaresti? Dei marziani ?

  8. Giorgio Masia ha detto:

    Caro Ainis
    per decenza non scrivere più nulla sulla lingua sarda. Non andar cianciando che la difendi “a spada tratta” per giunta. Dopo la risposta che dai a Bolognesi “il sardo non serve a nulla, infatti per comunicare bisogna usare un’altra lingua.” confermi il tuo pensiero sulla lingua di Sardegna. Non insistere nello scrivere che difendi la lingua ma “non il tentativo di adoperarla come mezzo per rivendicazioni nazionaliste”. Una lingua, e il sardo non fa eccezione, la si usa nel quotidiano, la si difende e rafforza. Puoi sospettare che oltre ai nazionalisti (è forse un peccato grave esserlo?), la lingua sarda viene rivendicata in quanto lingua propria da una buona parte di sardi? E che perciò vogliono introdurla come lingua veicolare nella scuola?
    La LSC non è un’altra lingua, questo lo sai benissimo; è una serie di norme linguistiche di riferimento per il sardo scritto. È artificiale quanto lo è ogni altra lingua scritta, e anche questo lo sai, quindi sei in malafede.
    Dammi retta, scrivi si “uppercut, sommommoli, bucciconi” e via sventolando; su questi argomenti non ti mancano i lettori.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Giorgio Masia,
      prima di tutto io scrivo quel che cazzo mi pare e piace, né può essere il primo pirla che passa a dirmi cosa possa o non possa scrivere.
      In secondo luogo, non sono io ad aver detto che il sardo non serve, ma il preclaro Bolognesi. Il quale, riporto testualmente, dice: “se voglio dire cose nuove in linguistica, devo permettere agli altri linguisti di verificare”. Chiaro? Se scrivesse in sardo non lo cagherebbe nessuno (per la verità non lo cagano neppure quando scrive in italiano, ma questa è un’altra faccenda). Cioè Bolognesi dice esattamente ciò che sostengo io, che l’uso del sardo è un modo per escludersi da soli.
      Quanto al fatto che “buona parte dei sardi” rivendichi la lingua sarda, è una sonora puttanata.
      No, essere nazionalisti non è un peccato grave, è una stronzata, Però c’è di peggio, ad esempio essere così pirla da non capire ciò che ha scritto Bolognesi (che quarda caso dice esattamente ciò che dico io nel post).
      Cordialmente,

  9. Tetragramma Sardo ha detto:

    Carissimo Ainis:
    mi diventi sempre più simpatico, per due motivi:

    1) scrivi concetti semplici e condivisibili, piuttosto aderenti alla triste realtà sarda (e non sarda, talvolta), in modo simpatico, diretto e goliardico. Insomma, sei un ragazzaccio, ma onesto. E si capisce che – in fondo – ami davvero la Sardegna e la vorresti migliore …

    2) i sardi più nazionalisti (indipendentisti, atlantoidei, sardistani, sardanist, etc etc) ti attaccano, proprio perché, per essere tali, il presupposto è che essi siano ottusi e monotematici ignoranti autoreferenziali. Come tu dici, non sono proprio tutti cretini, (sarà poi vero?) ma purtroppo anche i più illuminati di essi finiscono nel frullatore dei propri ragionamenti circolari e non si rendono conto che il loro atteggiamento conferma doppiamente le tue tesi, rafforzandole.

    Quando ebbi a spiegare di persona (con dovizia di motivi e bibliografia) a Bolognesi che il sardo è destinato inevitabilmente a morire, perché è ormai scarsissima la sua produzione (scientifica, teatrale, linguistica, tecnica e d’informazione) che si fa oggi in limba, l’unico concetto che riuscì ad opporre alla semiologia di una lingua evidentemente in agonia fu (in italiano, naturalmente): “Spero che muoia prima tu”. Il che costituisce una previsione fortemente fondata su motivi solo psico-affettivi, che andrà regolarmente a vuoto anche per ovvi motivi anagrafici e di salute di entrambi.

  10. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis,
    peccato che l’interessante discussione sull’uppercut (che effettivamente non è onomatopeico) sia stata interrotta dalla suscettibilità del Sig. Masia. Io vorrei riprenderla, e La ringrazio per avermi insegnato il significato di “buccicconi” (immagino di ampia diffusione campidanese), traducibile con il nostro “cagnottu” di (meno ampia) diffusione turritana. Qui si pone il serio problema di come rendere in LSC il significante di una botta a pugno chiuso inferta dal basso verso l’alto. Io proporrei buccicagnottu. I questo modo anche i quattro o cinque cultori di tale idioma (in genere consulenti linguisti , o aspiranti tali) potrebbero godersi le telecronache degli incontri di box commentate da Franciscu Sedda, nel frattempo assunto come cronista sportivo nella Repubrica Indipendente del Shardanistan.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari,
      così, a naso, direi che “buccicconi” è casteddaio (ma potrei sbagliarmi). Tuttavia, per estensione, potremmo definirlo campidanese. Del resto, poiché la LSC è tutta una questione di suono, non v’ha dubbio alcuno che sia del tutto equivalente a “cagnottu”: non suonano forse identici? Sulla corretta grafia, provi a chiedere a Bolognesi(u), ci penserà lui a fonologizzare tutto quanto (o fonologare?? Boh, gli chieda anche come diamine si dice, le risponderà di sicuro, non so bene in che lingua, ma non si preoccupi, sarà in ogni caso privo di senso).
      La riongrazio per “cagnottu”; fuori contesto l’avrei definito un cane della famiglia dei bassotti, tendenzialmente aggressivo, da non confondere con “cagnotteddu”, di indole più mansueta.
      “Buccicagnottu” lo trovo sublime, anche se a Cagliari (complice l’intercambiabilità di “u” e “o”), saprebbe parecchio di persona dedita all’uccidere i cani della famiglia dei bassotti. Meraviglie dell’evoluzione linguistica!
      Shardanistan? Ho sempre detto Sardistan, ma accolgo volentieri la variante turritana. Visto che c’è, chieda a Bolognesi come si scrive in LSC.
      Cordialmente,

      • Sovjet ha detto:

        Nel mio paese, Sanluri, la “n” tra vocali cade e quindi si dice “buccicòi” (come “mau” per “manu”, “lua” per “luna” ecc.)
        L’onomatopeicità di uppercut è più metaforica che letterale.
        Buccicagnottu è una soluzione che unisce i due capi dell’isola e, partendo da Cagliari (bucciconi) per arrivare a Sassari (cagnottu), riprende anche il movimento del montante, se non dall’alto al basso almeno da Sud a Nord. Quindi potrebbe essere una buona soluzione! 😀

  11. Gabriele Ainis ha detto:

    http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2012/11/27/news/bitti-la-lingua-sarda-e-ostaggio-di-una-lobby-che-si-spartisce-tutto-1.6100668
    Bitti: la lingua sarda è ostaggio di una lobby che si spartisce tutto
    Le accuse di un ex membro dell’osservatorio della Sardegna, autrice di due ricorsi al Tar dopo l’assegnazione della gestione dello sportello provinciale all’istituto sassarese Bellieni

    • Carlo Lai ha detto:

      Bravo Ainis, non arrenderti. Picchia forte; il tuo odio antisardo, ben elaborato, ti darà sempre le forze sufficienti per i tuoi bucciconi e cagnotti micidiali. Ora tocca alla lobby che tiene in ostaggio la lingua sarda. Non far prigionieri.

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