STORMFRONT E LA SARDITA’: CONDIVIDERE L’IDIOZIA

La notizia che quattro dei referenti di Stormfront in Italia sono stati arrestati(ed altri 17 indagati) mi ha stupito. Mi ha anche fatto riflettere sul senso della libertà d’opinione e sui limiti che la comunità deve imporre ai propri membri.

Lo stupore deriva prima di tutto dal contenuto del forum, stormfront, che frequento da tempo (è uno strumento per tenersi aggiornati sulla sintassi razzista). Per quanto violento, capace di pubblicare vere e proprie “liste di proscrizione” con i nomi degli avversari (o ritenuti tali) di esprimere felicità per la morte dei “diversi”, si fatica a pensare che esternare i propri pensieri potesse costituire un reato (e in questo non concordo con Marco Pasqua, l’ottimo giornalista che si è speso per anni con l’intento di rendere pubblico il “problema Stormfront”). Del resto è tuttora aperto, ad esempio, il dibattito sull’opportunità di sanzionare penalmente il negazionismo.

Le note di stampa, però, riportano la contestazione di reati ben più gravi, ad esempio la costituzione di un’associazione a delinquere con l’intento di azioni delittuose ai danni delle comunità Rom, nonché il tentativo di connettersi con organizzazioni già attive sul territorio nazionale. Tuttavia, il fatto che tali azioni siano rimaste, fortunatamente, allo stadio di dichiarazione di intenti, spostano l’attenzione in un ambito delicatissimo, quello del limite preciso che separa il reato dalla libertà di scrivere su facebook che si vorrebbe mandare al cimitero un ministro (o un Rom o un immigrato, magari sparando sulle barche che li portano verso le nostre coste).

Naturalmente, se ci si arriverà, sarà il processo a decidere se reato ci sia stato o meno, ma, anche in questo caso, sarebbe finalmente una buona opportunità (dopo la sbornia Berlusconiana) per affrontare seriamente il problema della giustizia italiana riguardo la libertà d’espressione, visto che all’estero non ci considerano poi così bene come vorremmo (anche se facciamo finta di ignorarlo tutti quanti). Parlare di libertà proprio per difendere coloro che non sanno neppure cosa sia e la detestano mi parrebbe un’occasione d’oro.

Se però devo essere sincero, dico chiaramente che non mi strapperò i capelli (i pochi che possiedo) perché un manipolo di idioti razzisti finisce in gattabuia: la pancia dice questo anche se la testa si interroga (credo giustamente) su un tema che vorrebbe essere più alto. Dopo aver letto le farneticazioni di questa gente, non posso esimermi da un certo compiacimento!

Apprezzo invece, moltissimo, una considerazione di Pasqua riguardo il futuro: «Troveranno un altro forum, perché il cancro del neonazismo non si estirpa solo con la repressione (l’educazione è un possibile antidoto).»

A questo punto si arriva a quello che, a mio avviso, è il problema centrale: quanto insegniamo a noi stessi come comunità. Ciò si potrebbe coniugare con una domanda: siamo sicuri di portare sufficiente attenzione al problema del controllo continuo, giornaliero e puntuale dell’intolleranza?

La figura che allego in testa al post è uno screenshot di stormfront.com dopo l’arresto dei moderatori e l’oscuramento (italiano) del sito (chi bazzica la rete sa bene come evitare il blocco). Come si definiscono i frequentatori di quel sito, basiti per l’arresto dei loro idoli e intenzionati a continuare la “lotta”?

Non sfuggirà l’uso dell’”identità”, categoria che da tempo ha sostituito quella di “razza”, divenendone di fatto sinonimo. I poliziotti arrestano gli “identitari”, dice il prode 1982, perché neppure lui osa definirsi razzista, pur essendolo. Ma cos’è questa “identità”, che noi sardi abbiamo l’abitudine di definire “sardità”?.

Assai semplicemente, in senso collettivo, non esiste, non è possibile definirla se non con un ragionamento circolare ed è null’altro che la necessità di sentirsi parte di un gruppo. La persona che si esprime su stormfront con il nick 1982 è un essere umano (anche se urta ammetterlo) che potendo scegliere tra innumerevoli opzioni di appartenenza ne ha scelto una che l’illude di essere un supereroe. Altri, bisognosi di coccole e affetto come 1982, operano scelte meno ributtanti, fortunatamente (io esibisco con immenso orgoglio l’identità di “miope”) ma il meccanismo mentale è esattamente lo stesso: la creazione di una linea di demarcazione che consenta di sentirsi rassicurati dall’appartenere ad una tribù ritenuta collettivamente forte.

Personalmente, posso riconoscermi il pregio di aver scelto un’identità innocua, sebbene ritenga i presbiti (e soprattutto i normovedenti) persone decisamente inferiori, ma siamo sicuri che altre “identità” siano altrettanto innocue? Siamo sicuri che non valga la pena di riflettere sui tanti che rivendicano una “Sardegna ai sardi” e che discutono sul tema apparentemente innocuo del “Vero sardo”?

Per saperlo, per capirlo, bisognerebbe discuterne e dovrebbero farlo proprio coloro che si sentono intrisi di “sardità”. Ma chiederlo a questi sarebbe come domandare ai frequentatori di stormfront una riflessione sul loro sentirsi “bianchi”: possiamo dubitare della risposta? Rileggiamo il commento di 1982, cambiamo contesto lasciando invariate le parole e i concetti e domandiamoci se le stesse frasi non potrebbero trovare facile accoglienza in un sito/forum/blog contraddistinto dall’etichetta “Sardo DOC”.

Perché, in fondo: che male c’è a difendere la propria identità di bianchi?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a STORMFRONT E LA SARDITA’: CONDIVIDERE L’IDIOZIA

  1. Elenctico Marghinese ha detto:

    Isolatamente considerati i commenti di quattro fanatici sardo indipendentisti, lasciano il tempo che trovano, possono essere tranquillamente derubricati a rigurgiti grotteschi che non devono essere sottovalutati, ma nemmeno ingigantiti dal circo mediatico. Il punto vero, e sono sicuro che Lei ne converrà, caro Ainis, è che questo sostrato neonazista costituisca l’humus ideale da cui traggono linfa certi santoni del sardismo universitario, che senz’altro non possono essere accusati di alimentare il vento razzista, ma che, nel disperato tentativo di emergere elettoralmente e, soprattutto, di distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi che vive la Sardegna e che possono essere ascritti prevalentemente ai politici sardi, non fanno nulla per allontanare gli spettri del Passato.
    Specialmente uno di questi santoni, quello del Marghine, che nel furore inquisitorio bacchetta, dall’alto del suo Blog, Presidenti della Repubblica, Papi, Vescovi, Segretari Generali delle Nazioni Unite, Partiti e Associazioni di ogni ordine e grado, contribuisce a creare intorno a sé un codazzo di invasati, al limite tra l’ideologia del rifiuto, radicalismo chic, tecnocrazia e populismo.
    Dovremmo riprendere tutti, Lei lo sta facendo da tempo, la lezione di Chabod, affinché l’istanza Nazionale non diventi il presupposto per la modellazione di un Popolo (e, quindi, di un elettorato) fatto ad uso e consumo di una classe di ciarlatani che desiderano governarlo!

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