LE NUOVE VIE DELLA SCOPERTA SCIENTIFICA. CON UN OCCHIO ALLA PICCOLA SARDEGNA

Un luogo comune di questi nostri tempi in rapido mutamento è la convinzione che internet ci abbia reso tutti più cretini. Carenza di attenzione, perdita della capacità d’interpretazione di testi complessi, imbarbarimento del linguaggio… l’elenco dei potenziali difetti del nuovo mezzo virtuale è lunghissimo.

Eppure, bollare internet come la sentina di tutti i vizi è un errore, per almeno due ottimi motivi. Il primo che bisogna in ogni caso farci i conti; il secondo che, come tutti i fenomeni complessi, non si può esaurire in giudizi tranchant, che, tra l’altro, rifletterebbero proprio quella superficialità che si vorrebbe assegnare a coloro che la rete frequentano per divertimento o lavoro.

Nielsen è uno scienziato e si occupa di una disciplina ancora esotica, sebbene di estremo interesse, sia teorico che pratico (sarà grazie ad essa che si potrà superare il limite fisico imposto, dai materiali attualmente disponibili, ai computer che utilizziamo tutti quanti): la computazione quantistica. Uno di quegli argomenti che in rete si trova citato spesso (soprattutto a sproposito) e i cui fondamenti teorici non sono alla portata della maggior parte degli appartenenti al genere umano (tra l’altro sono terribilmente controintuitivi). Dunque persona tutt’altro che abituata ai temi leggeri e poco attinenti la realtà: coloro che per primi riusciranno a mettere sul tavolo un computer quantistico suscettibile di sviluppo commerciale diverranno famosissimi e ricchi sfondati.

Questo signore ci sollecita ad una riflessione. Non sarà che in mezzo a tanti presunti difetti, la rete stia in realtà mettendo in campo la possibilità di sviluppo di una sorta di intelligenza collettiva capace di introdurre un nuovo paradigma nella ricerca scientifica? E inoltre: non potrebbe darsi che tanta parte della comunità scientifica non se ne sia ancora resa conto, commettendo un notevolissimo errore di valutazione?

Il saggio di Nielsen si occupa di questo tema, affrontandolo con un linguaggio del tutto privo di tecnicismi e davvero comprensibile a tutti coloro che posseggono una conoscenza, anche limitata, sia della rete che del metodo di indagine scientifica (poiché è di esso che si occupa l’autore, bisogna avere almeno una pallida idea di che cosa sia!)

La conclusione è contenuta nelle premesse: sì, la rete permette nuovi approcci alla ricerca scientifica, assai fecondi, nonché, fatto forse ancora più interessante, il coinvolgimento dei “non addetti ai lavori”. Come? Bisogna leggere il saggio basato soprattutto (e per questo particolarmente godibile) su “casi emblematici”, sulla scorta del principio che i casi pratici colpiscono più facilmente l’attenzione del lettore.

È bene rimarcare come il saggio di Nielsen, sebbene leggibilissimo ed avvincente, sia tutt’altro che semplicistico e banale. Nessun accenno a paralleli tra rete e cervello umano (se non per precisare come sarebbe, per l’appunto, un approccio privo di senso) né la pretesa di ricorrere alle qualità emergenti di un sistema complesso (vezzo in cui tanti cadono quando le spiegazioni latitano) bensì un’analisi puntuale del perché una comunità virtuale di membri non specializzati possa affrontare una categoria ben precisa di argomenti scientifici con maggiori potenzialità rispetto alla corrente comunità accademica.

Quindi niente fanta-scienza, tanto per intenderci, piuttosto una riflessione profonda sul cambiamento in atto e sulla necessità che il mondo scientifico ne prenda atto, acquisendone quanto prima i termini di funzionamento. al fine di farne strumento di progresso scientifico. Non è un caso se l’attuale situazione viene paragonata all’avvento di Galileo e Newton, dunque alla nascita del metodo scientifico inteso in senso moderno, quello che ancora oggi consideriamo tale. Secondo Nielsen e a seguito di ragionamenti assai fondati, siamo di fronte ad una rivoluzione altrettanto eclatante di quella iniziata da Galileo, che per primo definì con precisione i fondamenti di ciò che oggi chiamiamo scienza.

Inutile dire che questo saggio vale ben più dei 28,00€ del prezzo di copertina e non è un caso se Einaudi ne ha reso disponibile la traduzione italiana con inusuale velocità. Per chi è appassionato del tema, può offrire il pretesto per discussioni infinite e appassionate.

Perché un occhio alla piccola Sardegna?

In realtà, è stato quanto avvenuto a Carbonia in occasione della fuga precipitosa dei ministri della Repubblica a suggerirmi di scrivere un post sul libro di Nielsen. Alla fine dell’incontro, tumultuoso, il ministro Barca ha dichiarato che verrà proposto un bando internazionale per la ricerca di buone idee capaci di risolvere la complessa situazione del Sulcis. Orbene, se Nielsen avesse ragione: perché non lanciare un progetto aperto in rete, magari coordinato da personaggi di spicco dell’intellettualità isolana? Si potrebbe ipotizzare un modello simile al World Team che giocò la mitica partita a scacchi contro Kasparov, rischiando di vincerla. Tutti coloro che vogliono partecipare si iscrivono ad un forum, discutono, propongono e votano. Siamo davvero sicuri che ne salterebbe fuori una proposta priva di senso o dotata di minor dignità rispetto a quella di un esperto che non conosca la nostra isola?

Tanto, già da oggi, i sardi hanno un sacco di tempo libero, e non solo loro. Potrebbe darsi che partecipare ad un progetto del genere sia maggiormente gratificante che non mettere uno scaldabagno di traverso sulla strada per costringere Passera ad attaccarsi ad un elicottero…

…e forse potrebbe, addirittura!, risultare più utile.

 

Michael Nielsen . Le nuove vie della scoperta scientifica. Come l’intelligenza collettiva sta cambiando la scienza – Einaudi 2012

 

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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10 risposte a LE NUOVE VIE DELLA SCOPERTA SCIENTIFICA. CON UN OCCHIO ALLA PICCOLA SARDEGNA

  1. quintale ha detto:

    Bello ! grazie del suggerimento. In Italia ne abbiamo bisogno, mi ricordo le reazioni sorprese di onesti lavoratori delle università inglesi (non premi nobel, intendo) quando scoprivano che nella quasi totalità delle tesi di dottorato in Italia non esiste una riflessione adeguata sui due temi essenziali della epistemologia e della ontologia, ai quali i loro studenti dedicavano tutto il primo anno di lavoro, giusto per collocarsi nel mondo e sapere con che attrezzi leggerlo.

  2. Sovjet ha detto:

    Gentile Ainis,
    Interessante recensione, anche perché questa storia del cervello collettivo mi incuriosisce da tempo (anche se inizio ad essere un po’ preoccupato, perché i suoi “consigli per la lettura” iniziano ad essere parecchi!).
    Le metafore per il cervello si sprecano e ogni epoca ha la sua, le “qualità emergenti” – come sa m’incuriosiscono anch’esse – ma credo che siano difficili da creare in laboratorio, almeno quanto comporre un corpo con pezzi di cadavere e dargli vita in una notte di tempesta…
    Comunque ho già ordinato il volume (pagandolo anche meno dei 28 euro, quindi doppio affare!). Per quanto riguarda l’ultima parte del suo post, su “Wikicrazia” di Alberto Cottica – per quanto sia a mio avviso una riflessione ancora all’esordio – c’è qualche suggerimento interessante.
    Grazie per l’attenzione.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Sovjet,
      mi impegno pubblicamente alla restizione degli “euri” sborsati in caso di insoddisfazione.
      Non sarà un “Boero d’annata” però vale la pena (e i quattrini).
      Cordialmente,

  3. Sovjet ha detto:

    Non ne dubito…
    PS: Michio Kaku è ottimo quando immagina il futuro a partire dalla tecnologia attuale e dalle possibilità che la scienza offre. Piuttosto banale quando si occupa di temi economici e sociali. Assolutamente carente quando scrive delle ragioni del sottosviluppo…

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Sovjet,
      Kaku vive ed opera in un sistema di cui difende il paradigma. Sarei dell’opinione che il gioco non è decidere se sia banale o meno ma se abbia buone possibilità di indovinare il futuro. Su questo (il futuro) potrebbe darsi che non abbia tutti i torti. In ogni caso, l’interesse del saggio di Kaku risiede nel fatto che si ascolta il parere di uno scienziato che è anche maggioritario nel mondo scientifico (cfr. il volume delle interviste). Se però il saggio è poco interessante, mi dia un IBAN e provvedo al rimborso: ogni promessa è debito, augh!
      Cordialmente,
      (E poi sono contento del fatto che anche la FIOM sostenga come in Sardegna ci voglia l’industria… e non solo il turismo! Solo per questo le regalerei il saggio di Kaku… e non è detto che non accada, magari il prossimo!)

      • Sovjet ha detto:

        È molto interessante, ma l’analisi sulle ragioni del sottosviluppo e le prescrizioni sono banali anche per chi difende il sistema che abita (e che lo mantiene penso con qualche agiatezza). Detto questo, apre scenari interessanti sullo sviluppo delle tecnologie. La valutazione dell’impatto che queste tecnologie avranno sulla società però è probabile non rientrino tra le competenze e neppure tra quelle della maggior parte dei suoi interlocutori. Resta però una lettura interessante, anzi molto interessante.
        In ogni caso, avevo la versione elettronica del volume prima della sua recensione e quindi non avrei comunque diritto al rimborso!

  4. Jonathan Livingstone ha detto:

    Però, però. Pare che la teoria delle stringhe stia trovando sempre maggiori ed autorevoli oppositori, perchè non ha la minima evidenza sperimentale. Se e quando Kaku dimostrerà qualcosa di solido sulle stringhe o mollerà tale ipotesi definitivamente, allora (forse, può darsi, mi terrò il dubbio ad libitum) mi degnerò di dare un’occhiata al saggio al prossimo giro in libreria.

    Jonathan Livingston

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile J. Livingstone,
      il saggio ha poco o nulla a che fare con la teoria delle stringhe. In alternativa alla libreria potrebbe sfogliarlo (gratuitamente) in una biblioteca (esiste anche il prestito interbibliotecario nel caso quella che frequenta lei ne sia sprovvista.
      Cordialmente,

  5. Jonathan Livingstone ha detto:

    Egr. Sig. Ainis,
    avevo già posto il quesito “prestito interbibliotecario” alla cortesissima impiegata della biblioteca comunale. Alla quale, mentre mi gratificava di uno sguardo che trasudava sorpresa/commiserazione/comprensione, apparve una sorta di testo scorrevole fosforescente sulla fronte che diceva :” Ancora non hai scaddato? Qui siamo al confine con la Terra di Nessuno!”.Non so se da allora sia cambiato qualcosa. Al momento frequento solo un’altra biblioteca, dove la maggioranza dei testi tratta quasi esclusivamente di derivati del disfacimento dei feldspati.
    La ringrazio per il solerte suggerimento.
    Saluti.

    Jonathan Livingston

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