CATERINA PES: TE LA DO IO L’INDUSTRIA IN SARDEGNA!!!

Il Piddì si è accorto che l’industria sarda va a meretrici e Caterina Pes, deputata sarda, ci spiega come uscirne in 33 righe. Se fossi stato il titolista del sito del PD, avrei intitolato l’intervento proprio così: Uscire dalla crisi in 33 righe!

Cosa propone il genio politico che in così breve spazio ci conduce fuori dalla terribile crisi industriale isolana?

Beh, prima di tutto, correttamente, si concede qualche intelligente considerazione: «I numeri della crisi dell’industria sarda sono da attacco di panico, ormai.»

Che capolavoro! Gli amanti della bella scrittura non eviteranno di apprezzare con un brivido il sottile senso d’urgenza sottolineato dal tocco di classe di quell’«ormai» alla fine della frase, magistralmente diviso dal corpo dell’affermazione da una virgola ben posizionata. Che emozione! Sorge spontanea una domanda (sì, una citazione dotta ci vuole, in questi casi): la deputata avrà scritto l’intervento da sé o è ricorsa all’opera di un ghost writer? Perché, nel secondo caso, vorremmo raccomandarle caldamente di rottamare quanto prima il collaboratore. Nel primo, domandarle dove sia stata in questi ultimi vent’anni: si è dimenticata che il Piddì stava al governo della regione prima di Cappellacci? Che Soru, sostenuto dal Piddì, non ha attuato alcuna politica credibile di indirizzo industriale? O non vorrà dire che la colpa è tutta di Cappellacci, come provano a fare giornalmente i gattini soriani?

Ciò detto, vediamo di passare al sodo: che dobbiamo fare per uscire dalla crisi? Ecco qua:

«Bisogna investire per creare occupazione. […] a questo territorio manca un piano economico a livello di governo regionale. Un’agenda e un programma che abbia una visione d’insieme per far ripartire il lavoro e il giro d’affari in Sardegna. Un piano economico che, se vuole davvero l’industria nel nostro territorio, la veda allora concentrata sulle nuove tecnologie e sulla green economy. Ma senza dimenticare che è il turismo la vera risorsa sulla quale investire. Altrimenti ci scontreremo tra quarant’anni con le stime disastrose fatte sul nostro territorio, secondo le quali entro il 2050 l’Isola si sarà svuotata di un terzo dei suoi abitanti.»

Devo dire una cosa (seriamente, però, senza ironia): a parte la scemenza del decremento demografico legato solamente alle condizioni economiche (non ho voglia di scendere in dettagli perché sto parlando d’altro, ma è una stupidaggine) la parlamentare del Piddì è molto chiara. Schematicamente:

1)         Si domanda se l’industria serva o meno;

2)         Nel caso si propenda per il sì, indica come scelta industriale la green economy e le nuove tecnologie;

3)         È convinta che l’arma vincente per il futuro sia il turismo.

Infine, per rimarcare il punto uno, ci dice: «[…] siamo davvero sicuri che non mollare la mano sull’Industria sia la scelta giusta per la Sardegna? Siamo sicuri che davvero non sia possibile o sia troppo costoso bonificare quei territori e farli rifiorire, riqualificando la manodopera e introducendo modelli di sviluppo basati sulle specifiche peculiarità di quei luoghi? La crisi del Sulcis e della siderurgia, […] dev(e)[ono] essere uno stimolo al cambiamento di un modello che nel nostro territorio ha fallito, una politica industriale così in contrasto con la storia millenaria della nostra Sardegna da esserle rivoltata contro, fatale per l’economia e la crescita della nostra Regione».

Quindi, tanto per essere chiari, risponde in modo incontrovertibile alla domanda 1): l’industria non serve a un cazzo, è un modello sbagliato e dobbiamo ricollegarci alla storia millenaria della nostra isola (chissà che diamine significa, visto che i nuraghi non erano, pare, l’interpretazione nuragica del B&B, quindi il turismo, che a lei piace tanto, con la tradizione millenaria non c’entra niente)!

Bene, si potrà essere d’accordo o meno (io, ad esempio, non sono d’accordo, secondo me dice un mucchio di sciocchezze) ma non è questo il punto.

E quale sarebbe il punto?

Questa signora, per caso, conosce un tale che risponde al nome di Salvatore Cherchi, per gli amici Tore?

Se non lo conoscesse, mi piacerebbe farle presente che questo signore, non del tutto ignorato in Sardegna, visto che è il presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias, vorrebbe salvare l’ALCOA, le miniere di carbone, prendersi il GALSI e il CCS nonché dare l’avvio ad un Piano-Sulcis che con gli auspici della Pes non solo non ha nulla a che fare, ma è l’esatto opposto (salvo il pietoso tentativo di far rientrare nella linea d’azione la bonifica del territorio, per quanto in modo del tutto superficiale e l’immaginifico progetto di creare 1000 posti di lavoro per il turismo… ma non quello di massa! Tralascio le scemenze sull’agricoltura, perché sono davvero troppo!) Perché a Tore Cherchi, a quanto pare, le industrie piacciono e, altrettanto evidentemente, non condivide il giudizio della Pes riguardo il fallimento del modello industriale (altrimenti non lo difenderebbe!)

In quale partito milita Tore? Nel Piddì!

In quale partito milita Caterina? Nel Piddì!

Ci vorrebbe spiegare, il Piddì, che cavolo vorrebbe fare della Sardegna? Dobbiamo ricominciare a costruire i nuraghi e produrre formaggio nuragico che non si vende, come auspica la valente parlamentare, oppure portiamo il turismo d’élite e l’agricoltura di punta sotto le cimiere del CCS, come vorrebbe il presidente della Provincia?

O non sarà meglio che Caterina Pes e Tore Cherchi cambino finalmente mestiere, come probabilmente avverrà alle prossime elezioni, e il PD sardo cominci a pensare a qualcosa di sensato?

E soprattutto: siamo sicuri che il PD, soprattutto quello sardo, esista davvero o è un’accozzaglia di dilettanti in libera uscita che si dissolverà definitivamente, come avvenuto a quello siciliano, alle prossime consultazioni?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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La crisi industriale in Sardegna: come uscirne?

Sintesi delle proposte della Provincia per il Piano Sulcis Iglesiente

 

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4 risposte a CATERINA PES: TE LA DO IO L’INDUSTRIA IN SARDEGNA!!!

  1. Pietro Cavallaro ha detto:

    Io mi chiedo una cosa: ma è possibile che con tutti gli intelligentoni che ci sono nel piddì a nessuno, in tanti anni, sia mai venuto in mente di pensare a programmare il futuro in chiave diversa, progettando e poi proponendo scelte radicali (di distruzione o costruzione a questo punto poco importa), compatibili con il mercato e l’economia attuali? O ci dobbiamo rassegnare a sentir parlare ancora di “volano per lo sviluppo” e amenità simili? Chi ha da proporre proponga e lo si discuta, ascoltando anche le voci fuori dal coro. E’ mortale stare fermi ad aspettare, se non si rischia il salto non solo non si vincono le olimpiadi, ma nemmeno il torneo parrocchiale.

  2. Conta Bile ha detto:

    Come mai nessun accenno sulla Saras? Mi preoccupa assai la questione…

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