PILITU CALLONAZZU ALLO SBARAGLIO E LA NARRAZIONE DI SEL

In Sardegna, nel giro di una settimana, sono avvenuti due fatti: uno importante, uno no.

Li ricordo. Il giorno dei morti, nello stabilimento ALCOA di Portovesme è stata disattivata l’ultima cella di elettrolisi ancora in funzione: la produzione di alluminio in Italia è probabilmente terminata. Qualche giorno dopo, la Consulta Rivoluzionaria ha convocato una manifestazione in quel di Cagliari per chiedere le dimissioni del Governatore Cappellacci: hanno partecipato meno di duemila persone (molte meno)!

Quale dei due è il fatto importante?

A giudicare dal risalto sulle pagine dei giornali, in rete e nelle trasmissioni radiotelevisive locali, non c’è ombra di dubbio: l’oceanica manifestazione chiamata dalla Consulta. Questa è stata oggetto di una promozione martellante, onnipresente e condivisa da tutti. L’affondamento dell’ALCOA, quello vero e forse definitivo, quindi l’inizio di un dramma di cui ancora nessuno pare rendersi conto, è passato in cronaca come l’epidemia stagionale di influenza: ci si è limitati a registrarlo come fatto scontato, senza neppure una lamentela per il ritardo nell’arrivo dei vaccini (arriveranno mai o sono scaduti prima ancora di essere iniettati?). Soprattutto senza nessuno che pensasse di annunciarlo.

A cose fatte, sconcerta la reazione di coloro che la manifestazione hanno promosso e sostenuto: prima di tutto chi si è speso sostenendola apertamente, ad esempio il solito Pilitu Callonazzu, categoria in cui comprendere il mondo indipendentista/sovranista sardo, mai sazio di figure barbine. I Callonazzu, non contenti di essersi ritrovati da soli o in gruppi familiari, come accade per le gite aziendali o le vendite di pentole, si sono domandati come mai il Popolo Sardo (che non si sa bene cosa sia, ma questo è un altro film) non abbia risposto ma, al suo posto, abbia risposto il Bifidus, provocando, come d’obbligo, una solenne cagata. Le argomentazioni ex post sono quanto di più bizzarro o surreale (alla Mongili, insomma, maestro del genere pulp in Salsa Comuna): perché i sardi non hanno risposto alla domanda? Cosa ha impedito loro di precipitarsi in forze da tutta l’Isola per sostenere la Consulta?

Subito appresso coloro che non hanno avuto il coraggio di spendersi pubblicamente, di metterci la faccia, insomma, ma neppure di criticare la chiamata alle armi. Essi hanno taciuto prima, tacciono anche dopo il flop, dimostrando quanto informazione e intellettualità, in Sardegna, siano del tutto privi di rilevanza: per dirla tutta, non esistono!

Orbene, per i primi non è certo la prima volta: l’Homo Sardus è una sottospecie comprendete la varietà H. Sardus Callonazzu vero maestro di ridicolo! Pertanto, che i soliti noti non si rendano conto che nella risposta non c’è nulla di sbagliato, ma è la domanda che non convince, non deve sorprendere: da quanto tempo ripeto che il difficile è trovare buone domande? Vogliamo forse pensare che Pilitu Callonazzu sia in grado di pensarne una? Che si renda conto che è lui a sbagliare domanda e non i sardi (chissà chi sono) a sbagliare risposta?

Sono invece i secondi che preoccupano, i silenti, e sono tanti, praticamente tutti gli altri membri della specie! Perché la considerazione che nessuno si sia levato in piedi a dire apertamente come la Consulta Rivoluzionaria fosse una stronzata, porta come conclusione logica che nessuno la considerasse tale! Ovvero: se i Pilitu Callonazzu sono pochi – e nessuno dice loro che altro non sono se non un gruppuscolo di cazzoni – cosa sarebbero coloro che tacciono?

Lo dico senza scherzare: sono politici, giornalisti e intellettuali che non hanno capito niente e sono clamorosamente scollati dalla realtà. A forza di parlare l’uno con l’altro, di contarsi vicendevolmente le pupille (ma non si stancheranno di trovarne sempre due?) vivono nel mondo fatato dei sogni sovranisti mentre le persone vere – che esistono e sono quelle che non hanno più punti di riferimento – finiranno per non partecipare più alla vita pubblica, oppure si rivolgeranno a chi, come Grillo, è portatore di un messaggio apparentemente innovativo e soprattutto di aspetto terribilmente concreto. Possibile che non si riesca a comprendere che non si può pretendere di pigliare per il sedere un cittadino dicendogli che parlare in sardo risolverà la crisi? Che sarà l’indipendenza a dare la spinta rigeneratrice? Che alla luce della riuscita della classe dirigente sarda, attualmente coinvolta nel tentativo di un improbabile maquillage sovranista, nessuno crede più che il problema sia la colonizzazione del piemontese cattivone, ma la classe dirigente sarda che deve essere cambiata?

Attenzione: in questo frangente chi rischia di più è la sinistra, dal PD in poi, perché gli slogan alla Grillo (che non si possono semplicemente scomunicare con bulla del pontefice sperando che funzioni) sono spesso portatori di esigenze reali e non si può commettere l’errore di sottovalutarli, come se le elezioni siciliane non fossero mai avvenute. Sarà un caso se i voti grillini levano spazio alla sinistra?

Considerato lo sfascio totale del PD sardo e la mancanza sconcertante di una linea politica, alla luce del piccolo patrimonio costituito dalla presenza di Zedda alla guida (contrastata) dell’amministrazione di Cagliari: che vuol fare la sinistra in Sardegna? Desidera scomparire del tutto per levarsi il pensiero? Davvero dobbiamo ancora assistere ai bizzarri flirt di Uras con Zuncheddu, quella che denuncia mezzo mondo salvo il Dalai Lama? O ancora sentire Piras che insiste con il sovranismo, lo stesso che porta poche centinaia di persone ad una manifestazione pompata da tutto ciò che in Sardegna si considera mass media?

Sono stato accusato più volte di indulgere troppo spesso nella pericolosa pratica estrema chiamata accusa di tafazzismo, ma davvero questo diabolico perseverare della sinistra sarda ammette altre definizioni?

O non sarà il caso di correggere il filo delle narrazioni, riportando l’importanza dei fatti – ad esempio la chiusura dell’ALCOA in confronto a una cazzata – in una prospettiva più credibile?

Si attende, qualora ci fosse modo e voglia, una gradita risposta.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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