NOI, I BARBARI

Ci annoiamo ad ascoltare e abbiamo perso l’arte di qualunque pazienza, dato che le uniche parole che ci preme di udire sono infine le nostre. Da qui la precipitazione, il passaggio precoce all’atto linguistico insultante, cui deleghiamo telegraficamente un’intera sequenza di pensiero. Con il contraccolpo di investire di senso il gesto urlato o l’invettiva e di disinvestire di senso, perfino di rimuovere come inessenziale, l’argomentazione o il racconto articolato delle nostre ragioni. (Noi i barbari. La sottocultura dominante. Pier Aldo Rovatti, Raffaello Cortina editore, 2011)

Qualche anno addietro cominciai a commentare in un piccolo blog aperto e gestito da G. Pintore (recentemente scomparso). Durò poco, perché ben presto mi venne ingiunto di evitarlo (tecnicamente si chiama ban). Secondo me, il motivo fu il timore della mia capacità di articolare un discorso. Il pretesto (uno dei pretesti) la pretesa violenza della mia scrittura.

Curiosamente, parecchi commentatori/lettori di quel blog smisero di frequentarlo e mi sollecitarono ad aprirne uno tutto mio. Mi stupì, più di ogni altra cosa, il livello culturale di quanti (non tantissimi, intendiamoci) mi scrissero incitandomi a farlo. Così nacque ArcheoloGGia NuraGGica.

Piccolo blog, però frequentato bene, seppure molti di coloro che ci scrissero (pare stiano ricominciando) usarono l’accortezza dell’uso di un nick e la preghiera di rieditare i testi (la scrittura, per chi la sa leggere, è identificativa quanto il DNA). Ciò a causa delle reazioni spropositate – ma soprattutto impreviste – seguite alla pubblicazione di un piccolo contributo del compianto professor Coroneo, Le torri di Atlantide. Una bonaria presa in giro dei bizzarri personaggi (per i quali coniammo il neologismo Fanta-X, derivato dalla mia passione per la matematica) che ruotavano attorno al blog di Pintore. Fanta-archeologi, Fanta-epigrafisti, Fanta-storici, Fanta-qualunquecosa, ma sempre Fanta-, da cui: Fanta-X, con X=archeologo, storico, linguista, paleografo, epigrafista, etc.

Il professor Coroneo, che per primo aveva avuto l’ardire di dileggiare la corte (e non coorte) di ignoranti chiusi attorno al blog di Pintore, venne letteralmente aggredito da una campagna denigratoria, tanto più incredibile quando imprevista: venne criticato da alcuni colleghi che gli contestarono l’opportunità dell’uso dello sberleffo!

Insomma, fior di professori universitari (professori, si badi bene, non dottori) giornalisti, archeologi, intellettuali (citare questa categoria mi provoca un certo sconcerto) gli suggerì non tanto di evitare la critica, quanto l’adozione di una sintassi accademica, ovvero di rispondere seriosamente ad argomentazioni comiche!

A parte ciò, si manifestò ben presto un’altra caratteristica, l’oggetto di questo post: la violenza. Fin da subito informatica: ArcheoloGGia NuraGGica venne immediatamente fatto oggetto di hacking e chiuse per un paio di volte di seguito. Venne riaperto utilizzando piattaforme differenti finché non si trovarono le contromisure sufficienti alla sopravvivenza.

Subito dopo verbale, con la minaccia di passare a vie di fatto.

Infine, fisica!

Perché questa violenza?

La risposta, a mio parere, è tutt’altro che difficile e si riassume nella citazione dal libricino di Rovatti che ho citato all’inizio del post: il fascismo linguistico del nostro essere barbari.

Tutto nasce da due circostanze: l’abitudine consolidata di ignorare la possibilità di aver torto (che altro sarebbe se non un atteggiamento fascista?), la necessità di affermare ad ogni costo la propria ragione (idem). Con il corollario, ovvio, del palese disinteresse all’analisi di un’argomentazione, prima di tutto – ecco la citazione da Rovatti – la propria!

Per questo motivo, chiusa la parentesi di ArcheoloGGia NuraGGica, non mi ha stupito quanto accaduto nel blog di Vito Biolchini, nel quale mi piaceva passare del tempo, il quale scrive:

«Riconosco a Gabriele Ainis di sintetizzare efficacemente le critiche che mi vengono rivolte soprattutto dai compagni di Sel. E cosa mi si imputa?

 

“Lei e i suoi amici stiate commettendo un errore politico grave… Io esprimo il dubbio che molti di coloro che si ritengono intellettuali siano al contrario affetti da una forma grave di conflitto di interessi quindi inadatti ad una visione distaccata del problema.[…]”[…] Quale che sia la mia “grave forma di conflitto di interessi” sulla vicenda del Lirico non capisco bene. Ma capisco bene le insinuazioni di chi afferma che io non potrei parlare di cultura perché… perché… Perché?» (neretto mio)

Non mi ha stupito perché Biolchini, pur illudendosi di non esserlo, pur criticando ferocemente il berlusconismo intellettuale imperante, ne condivide pienamente la barbarie linguistica che impedisce di comprendere le altrui argomentazioni, non solo per una carenza squisitamente tecnica legata alla difficoltà di interpretazione di un testo (comune a tanti, oggi in Italia) ma soprattutto per il totale disinteresse alla comprensione delle proprie argomentazioni. Il limite di Biolchini (col quale mi scuso se lo uso come esempio) non è la volontà di disinteressarsi di quanto dico io, bensì di ciò che pensa lui!

Per questo non sorprende se, nonostante l’abbandono evidente del blog di Vito Biolchini da parte mia, ci sia chi mi insegue e inaugura il blogghino con una minaccia palese di violenza fisica, dopo appena qualche post in un blog che leggono in due, seguito a ruota da altri che ne ricalcano subito le orme.

Perché ho citato Pintore all’inizio del post? Perché ritrovo esattamente le stesse categorie espresse da quel signore e dai suoi epigoni, gli stessi meccanismi mentali e la stessa barbarie.

Noi, i barbari, per l’appunto.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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10 risposte a NOI, I BARBARI

  1. Turiferario ha detto:

    Da violenza nasce violenza dott. Ainis… è la regola non voluta, ma è la regola delle cose.

  2. fizz'e babbu ha detto:

    “Tutto nasce da due circostanze: l’abitudine consolidata di ignorare la possibilità di aver torto (che altro sarebbe se non un atteggiamento fascista?), la necessità di affermare ad ogni costo la propria ragione (idem). Con il corollario, ovvio, del palese disinteresse all’analisi di un’argomentazione.”
    MA PER TE NON VALE, É SOLO PER BECERI IGNORANTI COME NOI, VERO AINIS?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile fizz’e babbu,
      noto un progresso: prima di tutto si è reso conto come dichiararsi pirlotto non fosse il massimo della furbizia. Secondo, che comincia a citarmi, fatto che accompagna, evidentemente, il suo desiderio di divenire mio esegeta.
      Deve ancora mangiare molti piatti di minestrone, ma gli sforzi (non tutti sia chiaro) vanno sempre incoraggiati.
      Continui così e contribuisca all’aumento dello score del blogghino!
      Cordialmente,

  3. Ale Sestu ha detto:

    Gentile Ainis,
    è davvero un peccato che lei abbia deciso di abbandonare le usuali discussioni sul blog di Biolchini.
    Ultimamente manca un po’ di verve da quelle parti. Riesco a comprendere le sue ragioni, però la trovo comunque un po’ permaloso.

    L’idea del Blogghino comunque è simpatica. Mi ha ricordato Luttazzi (sa che l’idea del titolo del libro “Lepidezze postribolari” la ha presa da un’intervista di Bagnasco?).

    Cordialmente,

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Ale Sestu,
      la ringrazio per la considerazione.
      Permaloso? Mah, non mi pare: piuttosto consapevole di dover evitare casino in casa altrui. Ho la presunzione di attribuirmi la capacità di articolare le idee che esprimo, al di là di una sintassi inusuale (ma del tutto voluta). Se scorre i commenti, non solo in questa sede, ma anche da Biolchini, ci troverà invece – spesso, non sempre – solo animosità, per di più priva di fantasia (motivo degli asterischi: gli insulti banali offendono il mio senso estetico).
      Glielo dico in altra maniera: se il padrone di casa è convinto che i miei commenti siano privi di onestà intellettuale, a che pro intervenire se non per disturbare?
      Quanto al “blogghino” è un’invenzione di Gianluca Floris. Io, ahimé, ho ben poca fantasia e le mie battute sono raramente originali.
      Forse, ho inventato il commento sotteso tra un “Gentile” e un “Cordialmente,” e ha pure preso piede, ma temo sia copiato di sana pianta dal Cyrano. Che vuole, mica sono un artista, io!
      Cordialmente,

  4. quintale ha detto:

    Tema difficile da trattare ma molto interessante. Al di la della sfera individuale nella quale è praticamente impossibile entrare senza perdersi nella inevitabile unicità di ogni singola esperienza di vita con le sue frustrazioni e aspettative non mantenute, forse si può trarre qualche elemento utile di riflessione se si parla della dimensione politica del tema sollevato che riassumerei con i termini violenza, dialogo, nonviolenza. A questo proposito mi sembra che si manifesti l’esito tragicomico del fallimento della diffusione di alcuni principi che nel dopoguerra hanno animato il socialismo liberale cattolico (per tutti Capitini) o laico (diciamo per semplicità le individualità condensate attorno al mondo Radicale). Non mi vengono in mente altre esperienze e culture politiche basate sul valore del dialogo come pilastro della visione politica nonviolenta. La nostra storia recente è fatta invece di scontri e morti in strada, di avversari che sono nemici e di “uccidere un fascista non è reato” ma anche della sottile violenza dello scontro senza dialogo delle tribune politiche o dei dibattiti parlamentari. Ci si pone sempre come tifoserie opposte e quasi mai si pratica il metodo dialogico. Questo elemento è diventato ormai antropologico e l’opinione diversa semplicemente va spazzata via. Le istituzioni sono violente, prima di tutto perché violano la loro stessa legalità, la società è violenta. In età avanzata anche il buon Bertinotti si è reso conto dell’errore tragico della teoria e pratica della violenza politica (Carlo Giuliani glielo ha mostrato chiaramente) e infatti il nostro sistema di potere gli ha consigliato una tranquillo pensionamento anticipato. Torniamo a noi. Io non definirei Ainis violento. I modi non sono quelli di un moderato ma a leggerlo si può cogliere la proposta di una visione aperta al confronto. Certo che davanti a tifosi accecati ha fin troppo facilmente buon gioco a dare zugate. Ma praticando un po il dubbio si rischia anche da imparare dagli spunti che offre. O no ?

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