MUSICA COLTA E PICCIONI CAGONI: LO STRANO CASO DEL LIRICO DI CAGLIARI

Cosa faresti se fossi al posto di Zedda?

Cosa farei!? Ma scherziamo? Cosa farei se avessi venticinque anni di meno? Né più né meno ciò che facevo cinque lustri addietro: cercavo di verificare la ben nota teoria che vuole esisterne almeno una orizzontale, tra la miriade di verticali che popolano il mondo (per fortuna!). Naturalmente studiando di buona lena la statistica, così da ottenere una risposta corretta pur in presenza di un campione numericamente piccolo, minuscolo… con una brutta tendenza a cadere su numeri infimi…

Ma no! Che hai capito… tu, nonostante l’età, proprio ce l’hai fissa in testa, quella cosa lì. Cosa faresti se fossi sindaco. Ad esempio: come ti comporteresti per il Lirico?

Ahhhhhh… se fossi sindaco… non se fossi al posto di Zedda, beato lui! E che diamine!, vediamo di farle bene queste domande.

Se fossi il sindaco…vediamo un po’… mi comporterei esattamente come Zedda.

Cioè?

Lascerei cagare tutti coloro che fanno finta di credere che l’Ente sia un problema particolarmente importante, anzi che sia «il» problema. Di certo lo è stato (importante) finché un concorso di circostanze fortunate ha permesso di non mandare l’Ente a donne perdute – e di questo bisogna dare atto a coloro che ci hanno messo un certo impegno per trovare i quattrini necessari ad evitare il fallimento – però, da qui a pensare che i cittadini di Cagliari si alzino la mattina pensando al Lirico, direi che ce ne corre.

Sì, certo, ma non è che si possa lasciare il Lirico senza un Soprintendente, no?

Sì, ma chi l’ha detto che c’è necessità di affrettarsi? Non c’è nessuno che rischia il posto di lavoro, anzi, quello gliel’ha salvato, tra gli altri, proprio Zedda. Non c’è necessità di andare alla ricerca urgente di nuovi quattrini, perché tanto non ce ne sono altri. Infine, di lirica non ne capisce una mazza nessuno, quindi, da quel punto di vista – la pretesa qualità della stagione – non c’è da aspettarsi niente: chi si è messo di traverso dirà comunque che per colpa di Zedda il livello è calato, mentre gli altri – quelli che si commuovono tanto tanto – staranno ad ascoltare i soliti noti, gli esperti, che si guarderanno bene dal criticare ciò che fa il Lirico per paura non guadagnarci più un belino di niente. Non è mica un caso se alcuni artisti hanno pensato bene di defilarsi, perché l’ambiente quello è: vendicativo e poco propenso a porgere l’altra guancia. Se fai anche solo finta di dare uno schiaffetto, chi ha in mano il portafoglio ti restituisce una passata di pappine che la metà basta. Mica stiamo parlando di personaggi che hanno la possibilità di andarsene Scala!

E poi hanno appena spento l’ultima cella di elettrolisi di Portovesme – altro che Lirico – e ci sono un sacco di lavoratori che rischiano davvero il posto di lavoro. Tra l’altro un lavoro di merda, perché le fighette che starnazzano con le tasse dei cittadini in tasca, in una sala celle non ci sono mai entrati e neppure in una fonderia. Vuoi che al momento buono non si possa dire ai cittadini: «Ma che cavolo vogliono, questi qua, che gli salvi il posto di lavoro e ti mordono pure la mano perché pretendono di mettere voce su come vadano spesi i soldi pubblici? Quelli che stavano dove stanno adesso e non hanno mai mosso un dito quando al lirico si gettavano i soldi nel cesso?» Voglio vedere quanti saranno, a parte i soliti, a prendere posizione a favore di una categoria che appare smaccatamente privilegiata, costosa e il cui lavoro è destinato, fino ad ora, ad una minoranza di cittadini. Zedda è quello che più di ogni altro sindaco ha levato l’amianto dalle scuole e andiamo a cercare il Lirico?

Quindi?

Quindi tirerà ancora un po’ la corda, tanto i casteddai del Lirico sono stufi, poi, un bel giorno, riunito il CdA, dirà: «Allora, che facciamo: commissariamo l’Ente oppure vi presento il nuovo Soprintendente?»

Vogliamo scommettere sulla risposta dei membri del CdA? Ma ci rendiamo conto di cosa possa significare l’arrivo di un commissario?

Allora cambiamo la domanda: ma cosa faresti al posto dei lavoratori del Lirico?

Comprerei un ombrello da pastore, quelli che si usavano un tempo, grandi, resistenti e perfettamente funzionanti, perché si devono aprire in fretta non appena comincia la pioggia.

La pioggia!?

Sì, la pioggia, ma non pioverà acqua. Siccome sono ben introdotto nell’entourage del sindaco, ho saputo – notizia ufficiosa, beninteso, ma la fonte è sicura, anzi, sicurissima – che Zedda ha sostituito il mojito con la crusca. Quando esce la sera non beve più: mangia. Chili e chili di crusca.

Perché un piccione, se lo si vuole impallinare, bisogna saperlo fare e soprattutto farlo subito. Altrimenti quello spicca il volo e non lo becchi più…

…però non è che se ne vada. Vola alto e, se ha mangiato la crusca al posto del miglio…

…è meglio tenere un ombrello a portata di mano!

Sì, ma robusto eh, proprio robusto. Direi un ombrello… lirico!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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62 risposte a MUSICA COLTA E PICCIONI CAGONI: LO STRANO CASO DEL LIRICO DI CAGLIARI

  1. Lavoratore del Lirico, anche se ti incazzi. ha detto:

    Invece a te non ti caga nessuno, come vedi…

  2. Quintale ha detto:

    A me Ainis piaceva prima, specie quando dialogava in blog straniero su cose cittadine in paris a Campus e mi piace ancora di più ora che lo odiate. Non so, gli avete regalato una verve, un tocco di sadismo che lo rende ancora più gradevole alla lettura. Quindi odiate gente, odiate ! Sul merito niente da dire, sempre li siamo.

  3. Antiainis ha detto:

    E chi lo odia? Ma è solo per prenderlo in giro! Tanto non vale nulla, quello che scrive lui…
    Poveraccio…
    Quintale, sappi che ti ha definito “pirlotto”, il tuo Ainus, perchè anche tu hai abboccato!
    Cordalmente, Ainus! Fatti curare, te l’ho già detto..

  4. Stefano ha detto:

    anche a me Ainis piace molto…

  5. fizzu 'e babbu... o pirlotto ha detto:

    Tra le masse artistiche del teatro, “caro” Molentis, ci sono anche persone che, per mantenersi gli studi musicali hanno lavorato anche in altri campi, hanno fatto i camerieri, servizio d’ordine, anche bigliettai (pensa un po’), operai in fabbrica etc. e tutto questo per tenere viva una grande passione, quella per la musica, che con il teatro da modo di farla diventare un lavoro divertente. Ci sono persone che hanno vinto uno o più concorsi per arrivare dove sono e quel posto di lavoro se lo sono sudato con anni di studio e sacrifici. La percentuale di “accozzati” nelle masse artistiche è per forza di cosa prossima allo zero. Tu parli di difesa dei posti di lavoro di fabbriche nate in perdita, che ci sono costate miliardi per mantenerle anche se non rendevano da decenni, non parli delle migliaia di “accozzati” veri a cui la politica ha regalato posti chiave nella pubblica amministrazione o nella sanità (tanto per fare qualche esempio), non parli di te, “caro” Molentis, che scrivi beatamente sul tuo blogghino, perché scrivere è un mestiere?
    E’ chiaro che ti sto provocando, ma se tu spari letame sul mio lavoro posso sparare letame sul tuo con la stessa facilità e dimostrare, se voglio, quanto sia inutile il tuo lavoro. ha già fatto una figura barbina un certo Nicola Porro lo scorso anno…

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile fizzu ‘e babbu… o pirlotto,
      adesso ho capito perché Nicola Porro ha tentato il suicidio…
      Cordialmente,

      (Senta, ha mai pensato, tra i tanti mestieri svolti, di imparare a capire ciò che legge?)

  6. fizzu 'e babbu... o pirlotto ha detto:

    Bravo, non postare la risposta, codardo!!!

  7. Babb'e fizzu ha detto:

    Ainis, *****

  8. Anonimo0 ha detto:

    Dott. Ainis, buonasera. Ma che fa, ma che combina? Mi cade sulla cacca di piccione..
    Tempo fa scrissi su un blog cittadino – di cui si conosce il nome ma non lo si nomina – invitandola a lavorare nuovamente sul suo personale spazio mediatico. Vedo, con piacere, che grazie ad improvvisa dipartita della minaccia incombente (e con estrema soddisfazione della Desi..) il “come back” ha avuto concreta visibilità. L’ho apprezzato il suo ritorno e, soprattutto, l’antielogio funebre (come scrive il suo chierichetto) da lei vergato, il suo stile denso e la carica di significato appresso. Mi ha ricordato lo scempio del cadavere di Ettore. Achille-Ainis fora le caviglie del nemico (il minaccioso boxer razzista? Gli “intellettuali” cagliaritani? I tecnici che “non vogliono o non possono o non sanno” diventare intellettuali? I poveri di tutto che pensano di essere tecnici – non lo sono – e fanno gli intellettuali? I poveri di spirito e di penna? Floris? La classe politica tutta ?) e vi fa passare corregge di cuoio attaccate al suo carro. Infine, sotto gli occhi del pubblico mediatico (vincitori o vinti non importa..), il corpo senza vita del povero cadavere viene trascinato dai suoi veloci cavalli sull’accidentato spazio lungo le mura del web. Questa volta, però, non c’è la possibilità del vecchio Priamo di chiedere con indulgenza la restituzione delle spoglie del figlio. Anche Priamo, insieme ad Andromaca, diventa schiavo di Achille-Ainis-Achille. Come le ho già scritto, lei è pienamente e giustamente padrone a casa sua. Il traffico dei commenti è “roba sua”.. Schiavi dunque .. e pur anche invisibili, celati nell’androne di casa Achille..!!
    Insomma, per farla breve e non romperle troppo i maroni… dopo una prova stilistica così alta che fa? Usa la metafora(?) della cacca postando un commento sdegnoso sull’essenza stessa della dimensione del lavoro umano, la sua dignità? Che fa, cade anche lei nella trappola della classifica dei lavoratori di serie A e quelli di prima divisione? Come se ogni lavoro specifico non avesse la sua peculiarità insieme allo spazio organizzativo che lo accoglie e lo promuove? Se si è disegnato mentalmente un orchestrale che entra in visita di lavoro in una cella ha pensato alla situazione opposta? Un’equazione non risolvibile Ainis, inutile buttarci tempo. Tempo guadagnato per la schiera degli avversari che cresce e per il mar rosso che si allarga tra le legittime rappresentanze lavorative (dicesi Enzo) e l’introiettato di intuitus personae.
    Ma, alla fine sono tutti impazziti a vedere, capire, significare e far notare che la gara a chi ce l’ha più lunga può anche dare orgasmo di breve periodo ma che – INELUTTABILMENTE – si scaricherà sugli spazi di manovra del futuro management sulle risorse umane in quella specifica organizzazione (e non certo nell’ottica di una produzione “culturale” -lo so, sembra oramai una bestemmia.. – di eccellenza)? Sì, forse può anche vedere la sua personale ragione trovare il trionfo, ma – come ho già scritto – quello spazio di lavoro non è una fabbrica, gli orchestrali non sono operai (grazie al cielo la differenziazione produttiva e l’incedere della tecnologia hanno fatto miracoli restituendoci un mondo più complesso, lei lo sa bene..) e gli orchestrali hanno relazioni con il mondo del lavoro oltre quella specifica organizzazione molto più ampie e complesse del buon Franco Bardi e di tutti gli amici in Alcoa… Questo peserà, al di là di chi possa essere nella contingenza il figlio di Teti…
    Perché le scrivo, infine? Un motivo l’ha sicuramente intuito e sta dentro le povere righe che precedono questa. L’altro è una “inverse application” direbbe l’Elsa (dicesi non Morante..). Rivolga lo sguardo attivamente al blog cittadino sucitatomaicitato, scriva nuovamente qualche post. Perdoni il povero ragazzo che ha offeso l’involucro (sul nucleo non posso esprimermi, troppo complesso..) della sua integrità con volgari allusioni di compromissione. Il rischio è che quello spazio di dialogo non diventi un bar sport, ma anarchia pura tinta di un velo pallido di mal intesa democrazia. Insomma.. aveva ragione Schumpeter: gli oligopoli servono, eccome se servono..!! Soprattutto negli spazi dove circola moneta importante come quella dell’informazione di commento nei blog: evitano lo scadere della qualità della discussione al livello della birretta ichnusa, orientano aggregazione di consensi e/o di ostilità (Dio santo, quanto servono i conflitti alla crescita.. !!), accendono lumi di curiosità in stanche sinapsi affaticate dal monotono ronzio della routine del confronto… Ha notato anche lei quanto è disdicevole questo contingente caos con la presenza della sua personale assenza e di quella di qualche giubba rossa..? Insomma, e non rompo oltre, le presenza – pur ostiche/ostili/maleducate/difficili etc etc.. – servono. Il rischio dell’assenza all’estero con sedia bullonata nella propria web-casa? La muraglia di Kraus. Ma su questo, se ne ha voglia, si potrà discuterne ancora.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anonimo0,
      lei (e chiunque altro) può citare/linkare il blog di Vito Biolchini quanto/come più le aggrada.
      L’antielogio funebre, come lo definisce lei, non l’ho scritto io (un esegeta come lei non può cadere in un simile errore, suvvia!, legga con attenzione). Da parte mia, se scrivo un antielogio funebre (o un prelogio, ad esempio quello di KoSSiga) specifico nomi e cognomi, come feci per la morte di Lilliu, attirandomi una gran messe di insulti. Inoltre li firmo.
      Noto, inoltre, come lei mi attribisca pensieri che mi sono estranei: nel post non opero alcuna classificazione dei lavoratori ma provo a immaginare (narrare) come possa andare a finire la faccenda del Lirico (si vede che non avrò di meglio da fare). La metafora del piccione è tutt’altro che nuova, l’ho già usata per la disputa su Tuvixeddu, ma non ho voglia di cercare il link.
      Su dove/quando debba scrivere o meno, le rispondo come in precedenza: non mi appare questione rilevante.
      Grazie della visita.
      Cordialmente,

    • Il chierichetto ha detto:

      Gentile Ainis,
      è sempre molto interessante notare come riesca con faliclità a cavare il peggio dalle persone. Dev’essere un’arte appresa nei suoi tanti viaggi in giro per il mondo. Quindi, abbiamo anonimi in vario modo nominati, da figli di babbo, ai dipendenti frustrati o agli anonimi senza altra qualità che una “o” in più alla fine (ma ormai basta poco per distinguersi) che di getto leggono, poco o nulla capiscono e poi altrettanto rapidamente scrivono, più che di getto, di conato.
      Certo, lei se ne sta lì a sogghignare delle corbellerie che fanno bella (bella, insomma…) mostra sul suo blog, ad imperitura memoria dell’idiozia che talvolta prende l’umano. Perché io sono convinto che nella vita quotidiana, alcuni degli anonimi commentatori sono pure delle brave persone: salutano con un “buongiorno” o “buonasera”, cedono il passo alle signore o il posto sui mezzi pubblici, portano la mano alla bocca se starnutiscono e tutte quelle cose che fanno le persone con buona creanza. Ma appena leggono “Ainis”, allora via, inizia una trasformazione che neppure il buon Robert Louis Stevenson avrebbe saputo descrivere: come piccoli (il che è tutto dire…) Emili Fede provano goduria a storpiarle il nome, Ainis = Ainus, neppure alle prime classi delle elementari tanta insulsaggine! Come lo sciocco Valvert che crede d’offendere Cyrano con “Voi… voi avete un naso… ecco… un naso… molto grande.” Che povertà di spirito anche nell’insulto! Ma come diceva un mio consaguineo: “cunformi a su stampu, su baballotti”, c’è rapporto tra tana e insetto che la abita.
      Qualcuno che osa un po’ di più bisogna ammettere che c’è, ma lo stress è così forte che alla fine collassa e scrive una marea così impetuosa di cazzate che il lettore resta esterrefato: un flusso prepotente come acqua che tracima da una diga e si precipita inarrestabile a valle. Devo dire che il dubbio viene…ma chi è costui? Un corpo posseduto dallo scrittore che narrò della giornata dell’omonino del figlio di Laerte? Mah!
      Si narrà che Milton Erikson, “lo sciamano di Phoenix”, padre dell’ipnoterapia moderna, curasse l’insalata di parole…non so se quell’arte si sia persa con la dipartita del Mestro, ma sarebbe molto utile a qualcuno dei suoi interlocutori.
      Che vuole che le dica? Abbia pazienza. È destino dei guasconi essere sfidati a duello e da guascone, visto il livello delle sfide e la pochezza dell’insulto, di usare le parole del nasuto cadetto di Guascogna:
      “Ecco quante cose, mio caro, avresti potuto dirmi se solo avessi un briciolo di cultura o di spirito. Ma di spirito, tristissimo individuo, tu non ne possiedi un atomo. Quanto alla cultura, poi non ne hai abbastanza da mettere insieme più di sette lettere, quelle che formano la parola cretino!”

  9. fizzu 'e babbu... o pirlotto ha detto:

    Vorrei vedere te di fornte alle difficoltà, caro chierichetto, se avessi tempo e voglia di scrivere con gusto, stile, retorica ed affetti. E’ già tanto, dico tanto, che il livello della discussione e dei commenti si stia comunque mantenendo su livelli tutto sommato accettabili, perchè ci si potrebbe lamentare di molto peggio, ad esempio se vedendovi davanti non partissero gragnuole di colpi…
    Per dirla alla romanesca, te dico sortanto due parole: a ttento…

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile fuzz’e babbu… o pirlotto,
      decisamente pirlotto, senz’ombra di dubbio.
      Nel prossimo commento non dimentichi la pistola (“il” pistola, non potrebbe dimenticarlo).
      Cordialmente,

    • Il chierichetto ha detto:

      Gentile Ainis,
      non c’è voluto molto perché qualcuno saltasse su a dimostrare la mia tesi: lei riesce a tirare fuori il peggio! Adesso ci manca solo il macho in crisi di testosterone che deve dimostrare la sua mascolinità a pugni.
      La cosa non mi spaventa molto, ma d’accordo col mio Maestro che per diversi lustri si è accanito ad insegnarmi diverse e astruse discipline cinesi, evito di replicare. Bada, diceva il Maestro, che se discuti con un cretino alla fine potrebbe non notarsi la differenza”.
      Quindi evito.

  10. fizzu 'e babbu... o pirlotto ha detto:

    Vi rimirate allo specchio e vi pavoneggiate con aria da saccenti, non rendendovi conto che in questo modo siete come gli scorreggi: piacciono solo a chi li fà..
    .

  11. Giorgio Germont ha detto:

    Intanto il giochetto ci riesce: non si parla del Lirico, ma si parla di ciò che vogliamo noi.
    Ainus augura/predice/prevede cacca sul lavoratori del Lirico, ma fin qui la merda se la prende lui.
    Inoltre, gli escrementi che lo ricoprono sono i suoi e suoi soltanto, perciò propongo di lasciarlo cagare. Non auguro ad Ainis nulla di male, ma gli propongo di venire in teatro a parlare in questo modo davanti ai lavoratori del Lirico… Ho perà l’inpressione che ci troviamo davanti ad un immenso vigliacco che mai avraà il coraggio di esporsi, e non è vero che si firma perchè sappiamo tutti che usa uno pseudonimo. Vieni in teatro, codardo, e ne riparliamo.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Giorgio Germont,
      ma devo portare un’arma per difendermi?
      Cordialmente,

      • Giorgio Germont ha detto:

        No, sei indifendibile… Comunque sei un vigliacco: censuri ciò che non ti fa comodo, soprattutto quando non sai cosa rispondere…
        Ripeto l’invito: vieni in teatro e ne riparliamo senza asterischi, cagasotto codardo.
        Cordialmente,

    • stefano ha detto:

      beh…se c’è un codardo perpenista nella storia della lirica è proprio Giorgio Germont!

  12. stefano ha detto:

    perpenista ovviamente è un errore di battitura…ma è calzante!

  13. fizzu 'e babbu... o pirlotto ha detto:

    ******

  14. quintale ha detto:

    Bìccara ?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile quintale,
      eja!
      Cordialmente,

      • fizz'e babbu... o pirlotto ha detto:

        “Tutto nasce da due circostanze: l’abitudine consolidata di ignorare la possibilità di aver torto (che altro sarebbe se non un atteggiamento fascista?), la necessità di affermare ad ogni costo la propria ragione (idem). Con il corollario, ovvio, del palese disinteresse all’analisi di un’argomentazione”.
        Altro che biccara, é codardía…

  15. Il chierichetto ha detto:

    Gentile Ainis,
    su questo blog continuano a leggersi mirabilie: anonimi che danno del codardo a chi si firma; giorgigermont che in aggiunta lanciano il guanto della sfida e tentano di esporla alle ire dei lavoratori…ma è mai possibile che non si possa ragionare?
    E cosa si potrebbe rispondere? Vadano i lavoratori del Lirico, come una ministra del lavoro qualunque, a dire agli operai in cassa integrazione, in mobilità o già licenziati a dire che è difficile anche lavorare a Teatro? È probabile che a domanda diretta: “siete senza stipendio?”, “Vi hanno licenziato?”, Non sapete più dove sbattere la testa?” i lavoratori del Lirico qualche imbarazzo un più lo proverebbero, come lo proverebbe chiunque si trovi in una situazione comunque migliore. Sarebbe codardia quella dei lavoratori del Lirico? No, sarebbe semplice buon senso. Perché credo che capiscano benissimo che si tratta non di un problema di lavoratori di seria A o serie B, come qualcuno afferma strumentalmente, ma di condizioni professionali e di vita diverse.
    Credo che il grande equivoco – e qui io mi prendo le mie responsabilità perché evidentemente non sono stato capace di spiegarmi – stia tutto qui.
    A mio avviso, i tempi sono tali da consigliare maggior attenzione e cautela; non ci sono più certezze per nessuno: i bilanci sono tagliati, i dipendenti pubblici possono essere messi in mobilità per esubero e dopo due anni licenziati, le imprese licenziano, lo Stato si appresta a svendere il proprio patrimonio (che poi sarebbe il nostro…). Pensare che di questi tempi la Fondazione del Teatro Lirico possa restare fuori dalla tempesta non è solo ingenuo, è pericoloso. Pericoloso come avere l’unico campo di patate in un villaggio in piena carestia.
    Gli Ainis segnalano un problema, esattamente come fa la spia dell’olio di un’auto. Certo, ci si irrita quando succede, ma a nessuno salterebbe in mente di sparare alla spia dell’olio! Magari si può pensare sia guasta e che segnali un difetto inesistente e si continua a viaggiare. Saranno i chilometri a dire se l’olio c’era o meno.
    Però gli insulti e le minacce sono intollerabili. E non è da barbari, che qualche merito l’hanno pure avuto, non fosse altro perché hanno rivitalizzato il sangue esausto del decadente impero romano. È solo da cafoni.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Il chierichetto,
      purtroppo non risponde al vero che nessuno sparerebbe alla spia dell’olio. Temo proprio che sia questa l’eredità a lungo termine delle due decadi dietro le nostre spalle: lo sparare alla spia dell’olio!
      Noterà che la mia conclusione è “Noi, i barbari…” non “Lui, il barbaro…”.
      Chi si è formato nel mondo che ci siamo costruiti tutti assieme (Berlusconi non ha usato i fucili per prendere i voti) si rifiuta di rendersene conto perché, da un certo punto in poi, nessuno si è preoccuapto di spiegarglielo, e la realtà delle cose è scomoda e controintuitiva, ecco perché il problema principale non è il rifiuto di comprendere l’altro ma la poca propensione a comprendere sé stessi. Forse avrà letto, talvolta, il mio invito a guardarci allo specchio e la continua lamentela perché gli intelelttuali non ci invitano a farlo.
      Siamo riusciti a costruire (e viviamo in) una società in cui si è felici se si guasta la spia della benzina, così non dobbiamo più spendere i soldi per il carburante.
      Cordialmente,

  16. Dinamite Bla ha detto:

    Chierichetto, i lavoratori del Lirico sono rimasti senza stipendio, hanno subito un taglio non indifferente (circa il 30%) della retribuizione, non gli sono stati riconosciuti compensi DOVUTI (per i quali hanno fatto causa, l’hanno vinta e il teatro non sgancia perchè ha impugnato la sentenza, per cui si andrà al successivo grado di giudizio) e ci sono stati anche i licenziamenti, se proprio non lo sai.
    Il problema fondamentale non è tanto nei tagli ai finanziamenti ma nei veri e propri sprechi (se non furti) i cui responsabili non sono certo i lavoratori, come già assodato.
    Se vai a vedere i bilanci ti accorgerai al primo sguardo dove in realtà sono gli sprechi e potrai calcolare senza difficoltà come abbiano tentato (maldestramente) di “infilare” gli ammanchi nel costo del personale. Te ne accorgeresti subito perchè ti basterebbe fare una semplice addizione: stipendi e indennità varie messe a bilancio non corrispondono al vero per oltre un milione (in più).
    Non basta: c’è un tentativo altrettanto maldestro di far credere che assumere personale precario, che è assolutamente necessario assumere per poter lavorare, costa troppo ma il genio che ha stilato i bilanci fa evidentemente un grossolano errore e a conti fatti risulta che non assumendo si è speso ancora di più! Incredibile? Eppure è così! Allora questi sono dei cretini, viene da chiedersi… Non lo so, sinceramente, ma credo piuttosto che per cretini abbiano preso gli altri, e soprattutto si siano fidati del fatto che “tanto chi vuoi che vada a leggersi i bilanci”.
    Io, invece, da qualche anno lo faccio regolarmente, perchè essendo un dipendente del teatro è ANCHE il mio bilancio.
    A leggerli ti metteresti le mani nei capelli se, per esempio, vedresti come ho visto io che il signor sovrintendente di soli due anni fa spendeva una media di 57 euro al giorno (cifra messa in bilancio!) per i suoi viaggi, oppure che si buttavano oltre 60.000 euro per fantomatiche spese di rappresentanza o 80.000 euro per organizzazione di mostre (noi dovremmo far musica e non mostre, a meno che queste non ci diano un tornaconto che giustifichi l’enormità della spesa).
    Potrei andare avanti per ore ad elencarti le “malefatte” della dirigenza che non ha certo agito senza il nulla osta del CdA o dei revisori dei conti…
    Chi sta paganDo tutto questo? L’ex direttore amministrativo Vincenzo Caldo è stato “premiato” e mandato a distruggere a Firenze (lì c’è poi da raccontare un’altra bella storia targata Renzi), Pietrantonio sarà tornato ad insegnare in conservatorio ad Avellino, Meli era stato premiato anche lui e mandato a La Scala (cacciato subito dai lavoratori), poi è finito a Parma dove ha seminato morte e distruzione, Biscardi si è dimesso non appena ha visto che la barca andava a fondo (Biscardi è il denominatore comune in quasi venti anni…).
    Ripeto la domanda: chi sta pagano i danni? I responsabili? Neanche per sogno!
    Noi lavoratori con tagli alle retribuzioni e licenziamenti (intesi come mancate assunzioni di personale precario assolutamente necessario).
    Perchè non vogliamo Crivellenti, allora? Beh, i poco informati non sanno che la signora non è un’immacolata vendoliana (se lo è, lo è proprio dell’ultima ora…) ma invece ha già fatto parte di quel sistema, lavorando sub Pietrantonio, dirigendo la biglietteria così male che lo stesso Pietrantonio fu costretta a trasformarla in sua seconda segretaria, vale a dire “siediti lì e non fare danni”.
    Era patrocinata da SEL, come ora? Ma quando mai! Era sponsorizzata dal centro destra, altrimenti non sarebbe mai entrata in teatro!
    Camaleontismo…
    Noi non abbiamo preferenze, ma avevamo solo un ovvio pregiudizio su uno dei candidati: Meli.
    Della signora Crivellenti non sapevamo nulla, perchè non ha mai presentato la sua candidatura e non pensavamo certo che avrebbe mai osato farlo! Siamo insorti solo dopo che Zedda ha tirato fuori il coniglio dal cilindro, o dal mojito!
    C’è di più: se voi indagaste su certe attività di agenzie di spettacolo che, guarda caso, sono gestite da omonimi della signora, capireste meglio che gioco si sta facendo…
    Chiudo, e ti dico che quando vuoi vedere i bilanci sono a tua disposizione, ma tieni conto che li pubblicai tempo fa nel blog di Biolchini (con le mie considerazioni in merito) e l’effetto fu a dir poco dirompente.
    Perchè mi incazzo con Ainis? Perchè anche lui scarica sui lavoratori incolpevoli che da vent’anni denunciano ciò che è accaduto, la responsabilità dello sfacelo.
    La nostra colpa è di avere uno stipendio medio di circa 1300 euro e di chiedere che il nostro posto di lavoro venga salvato, ma a quanto pare è preferibile chiedere trecento disoccupati in più piuttosto che chiedere che i colpevoli paghino di tasca loro.
    Il debito? Non è di 25 milioni, ma di 10… Non sono pochi, ma sono comunque meno della metà di quanto viene pubblicato in maniera strumentale.
    Una parte di quei 25 milioni è già mututa da anni, e nel 2015 sarà estinto, poi ci sono i NOSTRI tfr mangiati da Meli e infine, il vero debito, fornitori, artisti e scoperto bancario per cui servono una decina di milioni.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Dinamite Bla,
      apprezzo l’ammirevole sforzo di porre in fila un notevole numero di battute, però ha sbagliato post. Il suo commento, invece, sarebbe particolarmente utile per illustrare quello che dico a proposito dei Barbari.
      Glielo dico in due parole: lei non ha capito un fico di ciò che dico, né di gran parte di quello che dice Il chierichetto.
      Perché?
      Dovrei dirle di leggere i post a cui rimando il suo commento, ma temo sia inutile.
      Cordialmente,

      • Dinamite Bla ha detto:

        Penso anche io che sia inutile, perchè a non VOLER capire è proprio lei, Ainis.
        La saluto cordialmente e mi dispiace averle fatto perdere tempo come mi dispiace averlo perso io a tentare di discutere. Ha ragione: questo non è il luogo per discussioni, ma solo il luogo in cui solo lei capisce, sentenzia e condanna.
        Con questo ho chiuso.

    • Il chierichetto ha detto:

      Gentile Dinamite Bla,
      io non so proprio come spiegarmi: io non ce l’ho, né mai ce lo avuta con i lavoratori del Lirico! Non attribuisco ai lavoratori responsabilità di nessun tipo riguardo ai debiti del Lirico: c’è chi gestisce e chi controlla chi gestisce, questi sono i responsabili. Mi auguro che ogni credito che i lavoratori vantano nei confronti della Fondazione sia saldato.
      Cosa invece ho detto? Che è necessario di questi tempi avere una forte consapevolezza degli umori generati da una crisi come non se ne erano mai viste, dove molto lo stipendio lo vedono decurtato perché in cassa integrazione (e con pochissime speranze di riprendere a lavorare) e altri che lo stipendio proprio non lo vedranno più e hanno un’età e un mestiere con molto difficilmente gli permetterà di trovare altro. In una situazione di questo tipo, dove una produzione strategica per l’economia come la produzione dell’alluminio viene lasciata morire senza batter ciglio (non si offenda, ma dove prestano servizio lavoratori e sindacati che come capacità di confronto duro sono di tutt’altra pasta), fiiguriamoci cosa potrebbe importare di una fondazione Lirica di una delle regioni più marginali e poco popolate d’Italia! Insomma, che portare lo scontro al calor bianco su la questione del sovrintendente, con un sindaco che ha come cifra l’attenzione ai conti, rischia di essere controproducente e poco comprensibile a chi ha orizzonti diversi dai vostri. Questo non significa che voi non abbiate ragione e abbiate subito torti (che non sono attribuibili a Zedda però, che anzi è intervenuto per quanto di sua competenza per risolvere i problemi, sia riguardo al debito maturato dal teatro, sia riguardo alla programmazione artistica. Come ha dichiarato Marco Faelli, non io.
      La Crivellenti è parte del sistema? Io non lo so. Però diamo attenzione, perché ad occhi esterni, giusto o ingiusto che sia, possono sembrare tutti “dentro il sistema”. Questo è il rischio di un confronto aspro, poco comprensibile all’esterno e facile da strumentalizzare dal punto di vista politico.
      La discussone è complessa e va affrontata anche dal punto di vista politico, non solo curriculare. Questo stiamo cercando di dire io e Ainis, lui coi modi suoi (che a volte capisco possano urtare).

  17. Scambiatevi un segno di pace (zero) ha detto:

    Lascia ben sperare l’ultimo post del Chierichetto (un po’ meno la replica di Ainis a Dinamite Bla..). Più pacato, sereno e con qualche tentativo di argomentare le proprie posizioni passate e presenti. Addirittura un velato “mea culpa” per non aver magari discusso il problema con dovuta ricerca di particolari.. Un ribaltamento di sostanza: dal “non mi avete capito” al “forse non mi sono ben spiegato”. Ci sta, ci sta.. è il retroterra formativo che spinge a questi lidi? Mah..Stranamente nel poderoso volume “Considerazioni sulle Opere di Dio (nel regno della Natura e della Provvidenza, per tutti i giorni dell’anno)”, il 7 novembre il cristiano lettore avrebbe dovuto soffermarsi, meditare e pregare su diversi temi, tra cui questo: “Deh tu mi guida, Signore, con il tuo spirito, per modo che io faccia ognora un retto uso delle cognizioni, delle quali ti è piaciuto finora arricchirmi, e che mi adoperi altresì a fare in esse del continuo maggiori progressi. Non permetter tu mai ch’elle rimangano in me infruttuose”. Coincidenze? A crederci.. Mah..
    Certo che fa specie notare come altrove si legittimi una certa dose di violenza argomentativa salvo poi lamentarsi quando la stessa viene utilizzata (magari in maniera che si pretende un po’ più raffinata del “attento .. ti rompo il culo..!”; magari toccando qualche scoperto nervo d’orgoglio di indipendenza intellettuale) nei propri confronti. Allora si dà del cretino a chi del cretino ha dato, proprio per aver dato del cretino.. Si danno ceffoni virtuali predicando diversamente o astenendosi dal dialogare con chi ha ricevuto il sacro stigma del cafone, cretino, imbecille.. etc.. Anche qui, come da Biolchini, non se ne esce.. Rissa e berretta ichnusa.., appunto. Violenza chiama violenza, ha scritto qualcuno altre parti di questo blog. Cosa ci si aspetta portando in dono al confronto – insieme a sostanze argomentative – anche un po’ di merda? Che l’interlocutore la mangi in silenzio?? Suvvia, Ainis e Chierichetto.. mica tutti sono abituati a confrontarsi aspramente e/o con la giusta dose di ironia e distanza in aie in cui spesso è difficile scindere la spiga dalla rachide! A troppi rimane in mano la rachide e la spiga vola via. Ed è difficile che riappaia allo sguardo; salvo metter mano al freno a mano, recitare qualche mea culpa e tornare alla cariosside degli argomenti.
    Gli argomenti, appunto.
    Guardando l’intera vicenda ce ne sarebbero tanti da discutere. Anche il post di Dinamite bla ne è denso (come quelli passati; a proposito: grazie per l’illuminante e desolante quadro di bilancio!). Ne prendo in mano solo uno.
    1) Quelli adotti dal Chierichetto in questo e altri post fanno spesso riferimento alla contingenza dei dati macroeconomici e alle dovute, opportune, evidenti, anche se pesanti, conseguenze su tutto il territorio produttivo. La faccio breve.. C’è la crisi, siamo in crisi, i tagli o le ristrutturazioni di diverso tipo sono a) necessarie; b) dovute; c) dolorose ma necessarie e dovute .. anche al Lirico, che fino ad ora è stato un florido campo di patate in una landa desolata. Ora, non ho voglia di soffermarmi sulla fondamentale filosofia che guida questo abbozzo di politica economica: ci sarebbe da raccontare come tanti altri paesi stanno uscendo dalla crisi economica, o non ci sono cascate in modo così terrifico, investendo ANCHE (l’ho scritto in maiuscolo per non far incazzare AInis.. Ainis, sono d’accordo, l’industria conta.. eccome; lo sviluppo locale conta.. eccome! Ma lei la fa troppo semplice e qui ha ragione Soviet. La fiducia, il capitale sociale nei territori – che poi è il sale dei distretti – non si inventa né pianifica in un paio di anni.. Si legga bene il primo Marshall insieme a tutta la triste storia dei Patti territoriali in Italia e poi ne riparliamo..) in cultura. La Francia, il Canada, la Germania ne sono un contingente esempio.
    Stranamente, da sinistra vediamo disegnata la stessa linea di ipotetico pericolo tracciata dagli economisti neoliberisti a guida di questo paese: “C’era lo spred a mille, c’è il rischio di fallimento; quindi.. mangia merda che forse ci salviamo” (sul “ci” bisognerebbe poi discutere..). Non è il caso dì stare su questo elemento, porterebbe troppo lontano. Ma se entriamo nella stanza delle ragioni addotte da Zedda e sostenute da Chierichetto, cosa troviamo? Guardate bene.. si trova il cuore profondo di qualsiasi organizzazione, la propria mission. Zedda insiste sulla necessità di modificare le ragioni profonde, la direzione di questa organizzazione. Mica ha messo sul piatto una banale ridefinizione degli organigrammi… No, viceversa: “Alla luce della crisi attuale non possiamo permetterci una Fondazione lirica che continui a lavorare per ciò che è stata creata. Dobbiamo guardare oltre, all’esempio romano. Allarghiamo lo spettro delle possibilità della fondazione, mettiamoci dentro anche la produzione di tanto altro che lirica non è. Si può fare, fuori funziona, c’è la crisi, non ci sono più i danari per una sostenibilità della struttura per come il passato racconta sia stata. Si può fare e si farà con questa signora che nelle sue funzioni, in modo poco garbato ad onor del vero, è stata definita cane da guardia (con il rischio che sia uno yorkshire?) verso il rischio di sperpero di pubblici denari” . E tante altre cose..
    Si potrebbero portare (come è stato fatto) molti altri argomenti all’attacco di questa posizione: 1) non si può fare perché non sta nelle ragioni statutarie; 2) non si può fare perché tutta la procedura scelta per arrivare fin qui non ha il crisma della legittimità 3) non si può fare con successo perché la persona scelta non è adatta (non ha le competenze specifiche) e lo ha dimostrato in passato lavorando proprio al Lirico 4) non si può fare perché non vogliamo cambiare la nostra mission 5) non si può fare perché non ci fidiamo più: Zedda ha imbrogliato le carte rispetto a ciò che ha discusso/promesso con noi in campagna elettorale; 6).. 7)….
    Sono tutti altrettanti argomenti degni di esplorazione. Ma il punto rimane: si intende toccare il dna di una organizzazione. Quando si lavora a questo livello tutto ciò che Zedda ha combinato fino ad ora non poteva che portare a questo grandissimo pasticcio: un lunghissimo estenuante ed improduttivo “ce l’ho più lunga io”, a detrimento della produttività dell’organizzazione e della serenità di chi ci lavora, dei cittadini isolani (che poi sarebbero anche i clienti dell’organizzazione, non bisogna dimenticarlo..), del clima generale che si è creato intorno alla vicenda.
    Quando si tocca il dna di una organizzazione entri dentro la fondamentale dimensione identitaria di ogni lavoratore e sarebbe bene lasciare da parte i vecchi schemi del “decreto”, o peggio le vie di autorità (pur legittimata, come è in capo a Zedda. Ormai è anche noioso sentirne l’eco e capire che i vocianti non hanno capito la differente efficacia delle azioni politiche e organizzative impostate su base esclusivamente formale o, viceversa, anche su quella sostanziale..).
    Sarebbe stato più opportuno incominciare a discutere con le parti interessate questo proposito da subito, già in campagna elettorale, (così come si è fatto per altri temi: viabilità, servizi sociali, azioni partecipate; immigrazione; registro delle coppie) e non in difesa, dopo aver capito che la nomina del punto apicale del Lirico era fortemente osteggiata. Sarebbe stato opportuno capire (prima..!) quali altre possibilità ci sono per allargare la tempistica e ila tipologia del pubblico dell’offerta culturale della stessa organizzazione, utilizzando tutte le risorse già presenti (c’è chi ci ha tentato ma è stato sbeffeggiato..); sarebbe stato meglio pianificare – come si fa SEMPRE PRIMA (!!) in questi casi – un’agenda importante di confronti con gli steakholders, ascoltare le critiche che in quella fase hanno spesso il colore del suggerimento e non della stroncatura; sarebbe stato importante.. etc..
    Insomma, la faccio breve.. Io non penso che una trasformazione delle organizzazioni sia sempre inopportuna; spesso è anche una fortuna per la vita stessa del sistema. E’ che qui, da parte di Zedda e del suo gruppo, è mancata la capacità di leggere l’importanza di ciò che si vuole modificare (e la sua relativa difficoltà), è mancato il metodo adeguato, è mancato l’ossigeno che dovrebbe respirare qualsiasi lavoratore impegnato in cambiamenti strutturali così importanti: la fiducia in chi dirige le trasformazioni (che quasi sempre è alimentata dalla evidenza di comportamenti e parole coerenti con le proposizioni esposte in passato). Qui sarà difficile. L’ho già scritto: qualcuno potrà anche trovare personale e contingente orgasmo, ma a detrimento dell’efficace governo di questa macchina in futuro.
    Fossi io in Zedda? Io ascolterei maggiormente le parole dei lavoratori invece che suggerire l’acquisto di ombrelli a protezione di cieli che minacciano pioggia di merda, tornerei a discutere con loro. Si faccia aiutare dal sindacato, colga l’occasione per ricucire anche con loro. E’ una occasione importante, per tutti.
    I lavoratori, tutti quanti, sono stanchi di vedersi utilizzati come pallottole in duelli al Corral. Stanno chiedendo confronto (usando la spiga..) , hanno aperto le porte del Lirico a chi ha scritto anche contro le loro intenzioni, hanno evidenziato i bilanci per mostrare delle verità contabili che INCONTROVERTIBILE inchiodano altri culi alla sedia del colpevole (che poi diano schiaffi con la rachide è un altro conto e dipende anche dallo stile che altrui imposta nel confronto..).
    Insomma, si torni a discute sulle cose, se si può.. E si cerchi di essere meno permalosi… (copyright Ale Sestu).

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentili tutti,
      è vero che siamo quattro gatti, però proprio per questo piantiamola di cambiare continuamente nick, prego.

      @Scambiatevi un segno di pace (zero)
      Senta, qualcuno, non ricordo chi, ha detto che da un certo punto in poi la questione del Lirico è diventata l’acqua da pestare in un mortaio. Poiché ne convengo, ho smesso di parlare del merito (ci sono opinioni contrastanti e tali restano, che male c’è?) per parlare d’altro. Il mio post, in particolare, parla d’altro (come ho detto al gentile Bla, ma dubito che l’abbia capito). Evidentemente non mi occupo di ragioni e torti (per il vero l'”aver ragione” è cosa di poco interesse) bensì ho cercato di immaginare come potrebbe andare a finire. Da Biolchini adoperavo la metafora della sardina, in questa ne uso una meno elegante (forse).
      Bene: Sovjet ha capito ciò che sto dicendo. Segnalo l’eventualità che l’Ente Lirico (e di conseguenza i lavoratori) subisca un danno da un’errata conduzione della vertenza (a dire il vero credo che il danno ci sia già) e ne indico i punti salienti.
      Cosa c’entra tutto il resto? Sarei pochissimo interessato ai discorsi in cui si dice che Zedda è buono/cattivo/uncazzone perchè non ascolterebbe “la ggente”, lo considero puerile (magari a torto, per carità) e ritengo che l’operato di Zedda lo si debba vedere dai risultati: se piacciono lo si vota, se non piacciono si vota Fantola.
      Per questo motivo ho scritto il post sulla barbarie, perché si continua a parlare tra sordi e il suo commento (in gran parte) lo dimostra. Non che non si possa parlare del fatto che Zedda faccia bene o male a comportarsi come si comporta, ma non sono interessato a questo tipo di categorie: non ne parlo nel post.
      Infine segnalo una piccolezza. Visto che va di moda vantare la capacità di prevedere il futuro, le faccio notare che ho anticipato gli argomenti del discorso di Zedda quando ha parlato del Lirico, ma non perchè sia bravo, intendiamoci, solo perchè non ci voleva la laurea. Ovvero i Biolchini&C, quando cercano di fare i notisti politici, dovrebbero studiare altrove che non alla sQuola radio elettra di Cuneo.
      Per riassumere tutto il discorso, credo che i lavoratori del lirico (ma soprattutto il irico, che a me preme moltissimo) se la prenderanno nello stoppino: punto. Prché pensarla in questo modo (e scriverlo) debba causare le reazioni che causa è il motivo per il quale ho parlato di barbarie, lo stesso per il quale suggerirei di postare cose come le sue proprio in quel post.
      Mi sono capito?
      Cordialmente,

      • Scambiatevi un segno di pace (zero) ha detto:

        Va beh.. Vuol dire che le invierò per mail ciò che racconta “Considerazioni sulle Opere di Dio (nel regno della Natura e della Provvidenza, per tutti i giorni dell’anno)”, per il giorno 8 novembre.. 1) E’ permaloso, punto.. 2) Troppo traffico inusuale a casa Ainis-web? Si rilassi e cerchi di divertirsi, il gioco dei nick è un bel gioco… 3) Il mestiere del vigile non le si addice Gabriele, lo lasci ad altri. 4) Forse ho sopravvalutato qualcosa (ma è un mio problema, forse..)

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile Scambiatevi un segno di pace (zero),
          1) sì;
          2) no;
          3) lei è più presuntuoso di quanto io sia permaloso;
          4) sì, è un suo problema.
          Cordialmente,

          Mi raccomando, non faccia tardare la mail perché non ci dormo la notte.

    • Il chierichetto ha detto:

      Pensavo fosse chiaro che Sovjet e Il chierichetto (copyright AnonimoO) sono la stessa persona…
      Perà, se va a leggere quello che ho scritto, sia come Sovjet, sia come chierichetto, finché non mi sono rotto le palle di subire insulti “alla moda barbara” per dirla come Ainis e oppure con l’unica argomentazione che sarei di parte e quindi senza diritto di argomentare. Il problema della crisi economica non è utilizzato per giustificare i tagli ma per segnalare che è una variabile da tenere bene a mente: a me non fa piacere, a lei farà non farà piacere, ma le decisioni sui tagli le prendono signori a cui poco importa di Lirico, Cagliari e Sardegna. E dal momento che possiamo gonfiarci quanto vogliamo, ma non contiamo un beneamato cazzo, forse è il caso di far passare la notte e mantenere le energie per occasioni migliori. Io ho definito “cane da guardia” dei conti la signora Crivellenti, perché solo con conti sani il Lirico può avere qualche speranza di reggere di questi tempi. I conti in disordine sono stati posti con questo CdA, Zedda escluso. Io non so perché l signora abbia la fiducia di Massimo Zedda, ma fatto sta che ce l’ha ed io l’ho votato anche per gestire situazioni come queste. Se poi sarà uno Yorkshire vedremo.

  18. Peppiniello tuo ha detto:

    Союз нерушимый республик свободных Сплотила навеки Великая Русь. Да здравствует созданный волей народов Единый, могучий Советский Союз! ПРИПЕВ: Славься, Отечество наше свободное, Дружбы народов надёжный оплот! Партия Ленина — сила народная Нас к торжеству коммунизма ведёт! Сквозь грозы сияло нам солнце свободы, И Ленин великий нам путь озарил: На правое дело он поднял народы, На труд и на подвиги нас вдохновил! ПРИПЕВ В победе бессмертных идей коммунизма Мы видим грядущее нашей страны, И Красному знамени славной Отчизны Мы будем всегда беззаветно верны!

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Infrangibile unione di repubbliche libere, Grande Russia ha saldato per sempre. Viva il popolo sarà creato l’Unico, il potente Unione Sovietica! CORO: Canta per la Madrepatria, casa del uomo libero, Baluardo amicizia dei popoli! Partito di Lenin – il potere del popolo noi al trionfo del Comunismo! Attraverso le tempeste il sole splendeva di libertà per noi, E il grande Lenin illuminato il nostro cammino: una giusta causa egli fece sollevare le persone al lavoro e sfrutta ci ha ispirato! CORO Nella vittoria delle idee immortali del comunismo Noi vediamo il futuro del nostro paese, e la bandiera rossa della gloriosa patria Ci sarà sempre del tutto vero!

      TRADUZIONE DI GOOGLE

  19. e la nave va... ha detto:

    Mi dispiace solo che tu non abbia avuto il coraggio di postare quelli che definisci insulti e che invece erano solo risposte in difesa di sberleffi più insultanti degli insulti stessi.
    Invece, novello Berlusca, posti solo risposte di complimento o opinioni divergenti ma liquidate in due parole col tuo solito stilee, il resto lo censuri. Tanto vale scriverti solo *****, tanto é quello che compare nella maggioranza delle risposte. Prova a chiederti il perché.

  20. e la nave va... ha detto:

    Io sopravvivo, tranquillo, mi sa che invece non ci sopravviveresti tu, dato che non reggi il peso e metti gli asterischi che ti salvano dalla derisione generale.

  21. tato ha detto:

    Gentile Ainis,

    leggo sempre con piacere i suoi commenti. E vorrei porre a lei due quesiti che postai nel blog di Biolchini. Ad onor del vero uno dei quesiti l’ha posto proprio lei su questo blog e l’ho condiviso appieno. I due quesiti riguardano le contraddizioni del comportamento da un lato dei lavoratori del lirico, dall’altro del sindaco.
    Riporto fedelmente come gli ho scritti nel blog di Biolchini

    Dopo aver letto tutti i commenti, articoli e quant’altro, restano due grossi quesiti irrisolti.
    Uno è quello di Ainis:
    “ma che diamine vogliono, davvero, le RSU (e gli autonominati Lavoratori del Lirico)?”
    Aggiungo io:
    perché la nomina e il CV della Crivellenti sono valutati così negativamente mentre quelli di precedenti Sovrintendenti no? e dire che loro avevano già fatto quasi fallire altre fondazioni quindi non c’era neanche il beneficio del dubbio, ma la reazione che è arrivata dal lirico è stata decisamente più sobria… non vi sembra una contraddizione?
    a parte la delusione per il non aver dato seguito alla manifestazione d’interesse (delusione che condivido appieno), la nomina della Crivellenti è avvenuta con le stesse modalità dei precedenti sovrintendenti secondo i pieni poteri del Presidente e del CDA, però ora questo non va più bene, perché?
    Perché scagliarsi con così tanta forza contro l’unico sindaco che negli ultimi anni ha fatto qualcosa per i dipendenti (“ce ne ricorderemo alle prossime elezioni”) quando senza di lui (e della regione) probabilmente ora ci sarebbe davvero una situazione simile a quella dell’alcoa? nel valutare il sindaco non sarebbe più intelligente mettere nel piatto della bilancia entrambe le cose (il successo del prestito e l’insuccesso della nomina) prima di sparare a zero? perchè accusarlo di voler ammazzare il teatro (dopo che l’ha salvato 3 mesi fa)?

    L’altro quesito è quello di Simplicius:
    “Ma in che modo aprire le buste, fare una lista dei dieci, sei, quattro migliori profili, chiedere a loro una bozza gestionale triennale e poi decidere il migliore progetto, sarebbe per il sindigo cedere ai poteri forti?”
    Aggiungo io:
    Perchè se il Sindigo è così sicuro della trasparenza e della correttezza di questa nomina, la Crivellenti oggi, dopo un mese, non è stata ancora ufficializzata e non sta già lavorando al piano industriale?
    Cosa vede il Sindigo nella Crivellenti? da dove gli è arrivato il nome (se gli è arrivato) e quale è la posta in gioco per insistere su un nome così contestato?
    Considerando che Vendola manco sa chi sia la crivellienti, che la fantomatica ipotesi Oppi-Cappellacci si è rivelata una bufala (complimenti vivissimi al giornalista della Nuova, già tanto amato da altre sovrintendenze cittadine per sparate simili), non è che Zedda ha davvero scelto di testa sua (maledetta Sorite)? o c’è dietro il ministero (ultima delle ipotesi “complottiste” rimasta in piedi)?
    Per me il centro della discussione ruota attorno a queste due domande.

    Lei ha una risposta o uno spunto di riflessione da proporre partendo da queste domande?
    Saluti, Tato

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Tato,
      sul merito della vicenda le suggerirei di leggere ciò che ne scrive Sovjet, sia nel blog di Vito Biolchini, sia in questa sede.
      Personalmente, nonostante la gran mole di insulti ricevuti, non ho mai preso posizione né contro né pro la nomina della Crivellenti per il semplice motivo che non ho la competenza necessaria per dare un parere informato sulla capacità professionale di questa signora (peraltro, questione tutto sommato secondaria, visto che non è direttore artistico ma GM). A tale proposito, potrebbe (se ne avesse voglia, ma non è una prescrizione medica) rileggere il primo chilometrico post che scrissi da Biolchini (mai l’avessi fatto! Mi scuserà se non cerco il link ma non ne avrei gran voglia).
      Per riassumere (repetita juvant, anche se non so bene a chi) le dirò che:
      1) Mi sono domandato come mai Zedda abbia scelto la via della Crivellenti;
      2) Nessuno ha saputo dare una motivazione ragionevole della scelta (se non Sovjet); soprattutto la coorte di Biolchini ha sparato a zero senza dire una sola parola sui motivi per i quali Zedda dovrebbe farlo traendone vantaggio (l’unico che se l’è chiesto sono stato io!);
      3) Mi sono domandato se per caso la tattica di dare addosso a Zedda con la scusa della Crivellenti non fosse un erroraccio;
      4) Ho previsto la reazione di Zedda.
      Sulla domanda che pongo e di cui lei mi chiede («cosa vogliano davvero i lavoratori del lirico») mi pare sia scontata, perché l’equazione Crivellenti=fallimento=perdita dei posti di lavoro è del tutto fuori dal mondo (salvo per coloro che vogliono il meccano n° 10).
      Sul perché il preteso “metodo dei Curriculum” sia una menata, credo di aver già risposto citando i concorsi universitari, del tutto trasparenti e basati, per l’appunto sul, CV (ovvero i titoli); sono trasparenti eppure vince sempre il figlio, la moglie o il nipote del professore in cattedra. Devo dirle altro? Guardi che lo capisce chiunque, mica bisogna saper suonare l’ottavino!

      Ciò detto, il senso dell’ultimo post è proprio l’improponibilità dell’equazione “Crivellenti=fallimento=perdita dei posti di lavoro” di fronte ad un cittadino “normale”. Poiché mi è stato risposto che faccio le classifiche dei lavoratori (serie A e B) ho scritto un altro post in cui denuncio l’incapacità di comprendere prima di tutto le proprie ragioni e, di seguito, valutare quelle altrui!
      Perché la Crivellenti?
      Bisognerebbe partire da cosa sia l’Ente Lirico e chi siano gli “azionisti”; poi domandarsi quale sia il reale potere di Zedda; poi domandarsi quali interessi ci siano in gioco. Guardi che a mente fredda non è difficile.
      Ciò che spiace davvero è che si è perso del tutto il valore culturale del Lirico, della lirica e dello scopo dell’Ente. Per quanto possa capire le ragioni (distorte) di chi sta facendo (con poco costrutto) il diavolo a quattro, noterà che gli ultimi commenti ruotano solo ed esclusivamente sui “posti di lavoro”. È un errore sostanziale e tattico. Però non vada a dirlo in giro altrimenti la minacciano di prenderla a botte, perché lei è un nick, non esiste ed è pure vigliacco (come me).
      Adesso, possiamo cambiare argomento? Guardi che ai cagliaritani (e più in generale ai sardi) del Lirico non gliene sbatte un cazzo e di questo possiamo ringraziare i Biolchini, i Lavoratori del Lirico e gli artisti vari che pubblicano post sussiegosi mostrando il pisellino.
      Presto parlerò della bonifica di Quirra, un papocchio rispetto al quale il Lirico è un giochetto da signorine. Magari le piacerà.
      Cordialmente,

      • tato ha detto:

        Grazie Sig. Ainis per la risposta.
        Penso anche io che a questa vicenda, per quanto importante, si sia dato più risalto di quello che meritava.
        Saluti, Tato.

  22. Pietro Cavallaro ha detto:

    Gentili Ainis e Chierichetto/Sovjet, vi vorrei proporre alcune riflessioni, sempre che la vostra pazienza vi consenta ancora di perdere tempo più utilmente spendibile in questo “affaire” del teatro lirico di Cagliari. Chiarisco innanzi tutto che non sono un dipendente del lirico, non ho colà alcun interesse e che ho letto con attenzione quanto voi avete scritto in diversi blog sull’argomento. Confesso poi di esser stato allevato a pane e Marx, di aver militato per tanti anni in formazioni dell’allora definita “estrema sinistra extraparlamentare”, e di avere un debole per il libeccio che soffia in america latina, a partire dal “Sistema” venezuelano do Josè Antonio Abreu. La mia carta d’identità si conclude con l’età, 58, con la città d’origine, Genova, e con il faticoso mestiere: falegname/restauratore. Ciò detto arrivo al dunque. Siccome sono pignolo e menabelin non solo mi son cercato e letto quanto ho potuto trovare in rete, ma ho parlato a lungo con diverse persone che della storia del lirico tutto sanno o quasi. E mi son fatto questa idea. Il teatro lirico non lo toccherà mai nessuno, neanche in questi tempi di crisi (che poi sia crisi vera ci sarà da discutere a lungo). E’ stato per troppo tempo intessuto un tale ginepraio di rapporti inconfessabili col sistema politico (tutto) e di connivenze tali da vedere nello scoperchiamento dei vasi un pericolo mortale per tutti (e si parla di bilanci falsi, di contanti allegramente passati di mano, di verbali in bianco in attesa di eventuali ripercussioni, di favori anche sessuali), Complicità documentate di rapporti “a delinquere” fra CdA e funzionari dell’ufficio ragioneria o personale. Documenti da deflagrazione atomica ben conservati in cassaforte e usati finora e bene come arma di ricatto. Poi non è vero che non interessi nessuno. E’ un banco di prova paradigmatico, altro che Alcoa. Viene inteso come dimostrazione della effettiva forza della sinistra al governo. E non avete idea di quante persone, qui ma anche a Genova o a Milano, seguano questa prova come indicatore di ben più alte battaglie politiche. I sindacati e i lavoratori poi, che secondo la vostra opinione starebbero esagerando incuranti della spada di Damocle appesa sulle loro teste. Avrebbero accettato, alla fine, qualunque scelta gli fosse stata imposta. Ma hanno fatto i conti con la debolezza di Zedda, che giorno dopo giorno li rafforza e li rende più sicuri. Perchè loro, che stupidi non sono, hanno gettato l’amo, pronti a ritirarlo alla prima ondata, ma Zedda ha abboccato scambiando un’intuizione per una certezza irremovibile, ed ora è lui nell’angolo, senza mosse di riserva. E poi la Crivellenti, diciamoci la verità, è come da tutti risaputo un favore a cui Zedda non può sottrarsi. Ed è neppure tanto capace nel suo lavoro, e se non ci credete chiedete un pò in giro. Sui lavoratori di serie A o B poi ci sarebbe da scomodare la storia del movimento operario, ed è cosa troppo grande da trattare ora. L’importante è non fare di grandi idee piccoli slogan. Sinceri saluti

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Pietro Cavallaro,
      non so se Sovjet risponderà. Da parte mia, pur pubblicando volentieri il suo commento, mi permetta di considerare chiusa la faccenda.
      Aspetterò gli eventi, ma senza troppa curiosità.
      Cordialmente,

    • Sovjet ha detto:

      Gentile Pietro Cavallaro,
      mi pare che di Zedda si possa dire tutto (è stato persino assimilato a Soru, quando sono l’uno il contrario dell’altro), ma che su questa vicenda non abbia tenuto botta di sicuro no.
      Lei afferma cose che io non mi arrischio di dire: “ginepraio di rapporti inconfessabili col sistema politico”, “connivenze”, “complicità documentate di rapporti “a delinquere”. Questo è successo prima che arrivasse Massimo Zedda come presidente del CdA e mi pare più che giustificato che lui voglia come sovrintendente qualcuno di cui abbia completa fiducia. I documenti custoditi in cassaforte, sempre che esistano, credo che abbiano nessun effetto ricattatorio su Massimo Zedda. Ma forse, visto che la situazione è piuttosto complicata, è probabile che uno cauto (perché non è certo un avventuriero) come il nostro attuale sindaco, nonché presidente del CdA, si muova appunto con tutta a cautela necessaria per salvarlo il teatro. Mi chiedono perché non abbia scelto dai curricula inviati con la manifestazione di interesse: questo sarebbe meglio chiederlo direttamente a lui. Io posso solo immaginare che fra quei nomi, tutti competenti (anche coloro che hanno determinato tutto quello che lei descrive avevano ottimi curricula…), non ce ne fosse alcuno per cui Massimo Zedda si sentisse di rischiare la sua faccia (e altro), cosa che invece ha fatto platealmente per la Crivellenti. Che evidentemente per lui offre garanzia maggiore.
      Sui lavoratori di serie A e di serie B c’è poco da dire perché né io né Ainis l’abbiamo mai detto. Ci sono però lavoratori che hanno perso o con molta probabilità perderanno il lavoro e altri, pur nelle difficoltà, che il lavoro ce l’hanno ancora. Anche per merito di Massimo Zedda. Per questo concordo con Ainis quando scrive che l’equazione “Crivellenti=fallimento=perdita dei posti di lavoro” è una sciocchezza. Mentre invece ingaggiare una sfida all’ultimo sangue col sindaco su questo punto, ritardando di fatto la presentazione di un piano industriale (quello sì da verificare punto per punto) e la composizione della squadra può davvero innescare un meccanismo del genere.
      E adesso basta col Lirico, per quanto paradigmatico possa essere. Poi a breve vedremo cosa succederà e se il sindaco avrà voglia di togliersi il classico sassolino dalla scarpa. E allora sì che ci sarà da divertirsi!

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