SICILIA (E SARDEGNA) RELOADED?

Quanti giornali abbiamo in Sardegna?

Risposta scontata: uno (l’Unione) ed è pure obbrobrioso. La Nuova non è un giornale – neppure chi ci lavora dentro sa cosa sia – e in ogni caso non è certo migliore. Gli altri che ci hanno provato sono arenati al Poetto, in attesa della ruggine definitiva e dei soldi per levare di mezzo i rottami..

Se a questa deprecabile situazione di mancanza cronica di quotidiani sommiamo il livello infimo del dibattito politico isolano, si comprende bene per quale motivo nessuno (sia egli giornalista, politico o intellettuale) mostri di essersi accorto di cosa stia cercando di dirci il risultato delle elezioni regionali siciliane.

Naturalmente non è la Barracciu che emigra (ma emigra?) fatto del tutto marginale e di nessuna rilevanza. Cicita non ha il minimo impatto nella vita politica locale, figurarsi cosa potrebbe fare a Bruxelles se non provare la geuze e decidere se sia migliore dell’Ichnusa.

C’è altro e questo “altro” ha un nome ben preciso e si chiama “Autonomia”.

Sì, sebbene i sardi si sentato lontani anni luce dalla Sicilia (e da tutte le altre realtà autonome di questa nostra Italia del terzo millennio) siamo legati a quella bellissima quasi-isola da un filo doppio, perché Sardegna e Sicilia sono entrambe autonome, con le pezze al culo e in attesa che qualcuno (ma non i sardi o i siciliani) decida del domani.

In realtà, a differenza dei sardi, i siciliani si sono illusi per lungo tempo di contare e pure molto. Un po’ con la mafia, un po’ perché il gruppo parlamentare siculo, compatto per motivi di appartenenza politica, ha spesso dato l’illusione di poter esercitare una pressione positiva a favore dell’isola, soprattutto in tempi in cui il Presidente del Consiglio necessitava di voti per l’approvazione di qualche… come dire: leggina particolare?

La realtà, ovvia, è ben diversa: in Sicilia i quattrini sono sempre andati ai soliti noti e sono stati prelevati, altrettanto ovviamente, dalle tasche dei siciliani. Così la regione è allo sbando, è virtualmente fallita e per di più, grazie alla frammentazione del voto, pure priva di una leadership credibile. Il nuovo Presidente della Regione, senza maggioranza, dovrà passare gran parte del tempo alla ricerca dei voti mancanti, con l’ovvio risultato che il governo locale sarà debolissimo.

Insomma una situazione idilliaca: niente soldi e niente forza per cercare di far passare i provvedimenti drastici che la situazione richiederebbe (sarà un caso, ma subito dopo le elezioni la Sicilia è stata subito declassata da Fitch!).

Cosa succede in questi casi? Che domande, non è che sia necessario guardare tanto lontano! Basta, ad esempio, riferirsi alla situazione italiana all’arrivo di Monti. Se si hanno le pezze al culo, si è pieni di debiti e non si ha un governo forte, si smette di esercitare la propria sovranità in cambio di un aiuto esterno, no? È forse una novità?

Succederà lo stesso per la Sicilia, oberata di debiti e bisognosa di un supporto del governo centrale (cioè Monti) che poco prima delle dimissioni di Lombardo ha espresso molto chiaramente l’intenzione di non essere più disponibile ad aiuti se non in cambio della possibilità di verificare la destinazione dei quattrini.

Del resto, chi legge la stampa che conta (non l’Unione!) non può certo ignorare l’attacco che all’autonomia siciliana è stato portato prima delle dimissioni di Lombardo, né il fatto, altrettanto emblematico, che l’attacco sia stato messo da parte dopo le dimissioni e in attesa dei risultati elettorali e della formazione del governo locale.

Il quale governo non sarà diverso da quello che ha portato la Sicilia alle elezioni: prima c’era Lombardo con parte del PD, adesso c’è parte del PD con Lombardo, salvo un minimo di maquillage necessario a non farla sembrare troppo sporca (sai come si sarà turato il naso il buon Bersani, prima di dire Abbiamo vinto!).

Il futuro, per chi ha voglia di immaginarlo, ha una direzione scontata. Un bel po’ di fuffa giornalistica attorno al nuovo governo regionale, la narrazione della necessità di andare al salvataggio della Trinacria (che altrimenti si tira dietro il resto dell’Italia) e l’ovvia considerazione che il resto degli italiani non può certo sopportare ulteriori sacrifici per salvare i siculi, colpevoli dello sperpero dei soldi pubblici, se non in cambio della certezza che la piantino di fare da sé, visto che proprio non sono capaci. Ma chi l’ha detto che la narrazione è appannaggio di Vendola? Passare dalle parti de Il Sole 24Ore e de Il corriere della Sera per credere.

C’è solo da aspettare e non sarà una faccenda particolarmente lunga né dolorosa. Per sapere cosa si possa provare non c’è neppure bisogno di andare tanto lontano, visto che ancora adesso stiamo sperimentando a livello nazionale cosa significhi la perdita della propria sovranità: significa, ad esempio, che Berlusconi parla, e Monti neppure risponde, tanto, dice, ci penserà il mercato, tutto come da copione e senza che neppure una voce si domandi come sia possibile che, pur detestando Berlusconi, nessuno levi neppure un guaito per invocare maggiore libertà: gli uomini politici, se proprio hanno intenzione di dire qualcosa, stiano attenti perché c’è il mercato che bacchetta tutti!

Ma sì, che ci frega? Tanto, fra breve, ci domanderemo se Cicita correrà come governatrice e se lotterà strenuamente con Chelledda: queste sono le cose importanti, altro che storie, assieme al Cagliari che gioca a Quartu e Cellino che importa i SUV da Miami!

Almeno un tempo, per farci star buoni, ci davano in cambio GiggiRRiva. Adesso neppure quello, finiti i bei tempi: due calci in culo e via. Magari ci piace, e poi il bondage va di moda, no?

 

A proposito: no, la geuze non è migliore dell’Ichnusa, sono una ciofeca entrambe. Del resto anche la waterzooie è una porcheria, ma non dovremmo fare tanto gli schizzinosi visto che mangiamo i vermi (e li troviamo pure buoni). Se Cicita andrà a Bruxelles non dovrà proprio lamentarsi e poi, detto tra di noi: ma chi se ne impipa di quello che fanno Civita e Chelledda?

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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5 risposte a SICILIA (E SARDEGNA) RELOADED?

  1. Sovjet ha detto:

    La vicenda della Sicilia presenta anche un altro elemento: la disaffezione nei confronti della politica che ha quale indicatore indiscutibili il fatto che la maggioranza assoluta degli elettori ha diciso di non partecipare. Può essere che molto dipenda dal fatto che la mafia non si sia mobilitata, rispondendo al Michele Apicella di “Ecce Bombo” quando si chiedeva se si sarebbe notato di più con la presenza o con l’assenza…chi è capace sa farsi notare in un caso e anche nell’altro!
    Resta il fatto che non è cambiato nulla per non cambiare nulla, a parte che Crocetta è più presentabile di Lombardo. Come nulla cambierà (se non nella sua vita personale) se la Barracciu andrà o no a Bruxell (non mi pare che sia utile cercare il “battito d’ali” da quelle parti…)
    In verità concordo che l’esito sarà quello già visto a livello nazionale, con i governi autonomi messi sotto tutela. E se si riesce con la Sicilia, che comunque è il più forte per rappresentanza e capacità di fare lobbing (anche in Europa), le altre che pesano infinitamente di meno non potranno che seguire a ruota senza fiatare. Altro che autonomismo o sovranismo o qualsiasi altro “ismo” si riesca a immaginare!
    Le narrazioni non sono appannaggio di Vendola, ma anzi sono stati strumenti – fino a che Vendola non ne ha capito l’utilità – della destra. Berlusconi è stato un grande narratore. Vendola è importante perché ha costruito un contronarrazione ribaldando alcuni dogmi berlusconiani: l’ipermachismo, il giovanilismo ad ogni costo, la mercificazione di ogni cosa. Affascina perché racconta un’altra storia e perché è consapevole che una narrazione non può essere contrastata con un elenco di priorità e con ragionamenti logici, ma con una narrazione alternativa che la neghi e proponga un’altra visione del mondo.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Sovjet,
      naturalmente le elezioni in Sicilia suggeriscono molti spunti di riflessione (uno, per l’appunto, la partecipazione al voto). Tuttavia, mi riferivo a quanto le regionali siciliane dovrebbero suggerire ai sardi. Ad esempio, l’Autonomia, se non fosse che dalle nostre parti, talvolta, sembriamo refrattari all’uso del cervello. Non le pare che questo piccolo problema (l’Autonomia siciliana messa sotto accusa da tempo) avrebbe dovuto interessare, ad esempio, i nostri baldi indipendautonomisti? Che so, quelli che al congresso al Mediterraneo rimangono nel parcheggio in “posizione critica” e poi non si schiodano dalla poltrona neppure morti?
      E poi, tanto per gradire, guardi un po’ che differenza: se vogliamo parlare di Sicilia, e delle elezioni, ci viene subito in testa Tomasi di Lampedusa. E se pensiamo alla Sardegna? Di chi parliamo: di Fois, di Murgia, delle favolette veterobarbaricine o di Atlantide?
      Cordialmente,

  2. Sovjet ha detto:

    Però Tommasi da Lampedusa andrebbe confrontato con la Deledda, con Dessì o con Satta…
    In verità, quello che succede in Sicilia avrebbe dovuto preoccupare molto i nostri, ma qui siamo lontani e esiste una sorta di malia dell’autoreferenzialità…sembra che quello che accade nel mondo non ci riguardi, salvo poi vedere gli operai in strada che non sanno dove sbattere la testa.

  3. Sovjet ha detto:

    Battere i caschi mi sa che è una riproposizione di rituali marziali per intimorire l’avversario o farsi coraggio, come facevano gli antichi guerrieri quando battevano le spade sugli scudi. Rituale che oggi si può vedere quando la polizia vuole intimorire i manifestanti che protestano. E dire che gli antichi germani invece usavano farlo per manifestare la propria approvazione in assemblea (pare che l’applauso derivi da quella consuetudine!)
    Un amico mi ha fatto notare che quello di Lampedusa era Tomasi e non “Tommasi”…un lapsus freudiano causato dalla sventurata Sara, che è però anche lei un caso dove si cambia tutto per non cambiar nulla!
    Grazie per l’attenzione.

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