FISICA DEL FUTURO, UN TITOLO SBAGLIATO PER UNO SPLENDITO LIBRO DI SCIENZA

Michio Kaku, per chi si interessa di scienza, è un nome ben noto. Fisico teorico, esponente di spicco della congrega degli stringhisti (coloro che studiano la ben nota, quanto oscura, string theory) è uno dei maggiori divulgatori scientifici dei giorni nostri, privilegiato dall’essere uno scienziato, quindi persona capace di comprendere in profondità i temi di cui scrive e da una mania scrittoria compulsiva che gli consente di sommare all’importante produzione scientifica uno straordinario volume di testi divulgativi.

Fisica del Futuroè l’ultimo nato e si propone un compito apparentemente scemo (dovrei usare un più elegante velleitario, ma scemo rende l’idea assai meglio!): descrivere come sarà il mondo tra un secolo alla luce dei prevedibili progressi della scienza e della tecnologia. Quanto un simile progetto possa essere cretino lo dimostrano i tentativi ricorrenti dei cosiddetti futurologi, personaggi di dubbia collocazione (e ancor più dubbia cultura) che si dilettano nell’esibire una straordinaria ignoranza comparendo spesso in qualità di ospiti nelle trasmissioni pomeridiane o serali e aspergendo i telespettatori di luoghi comuni spacciati per profonde e scomode verità.

Kaku, al contrario, non è né un futurologo né un cretino: è uno scienziato di elevatissimo livello che riflette dalla posizione di chi colloquia direttamente, capendo fino in fondo ciò di cui si discute, con chi produce la scienza e la tecnologia d’avanguardia, nonché con le personalità che occupano posizioni da cui osservare, per mestiere, l’evolvere della storia e società umane. A questo proposito, basta scorrere l’elenco di alcune delle oltre trecento personalità intervistate da Kaku, riportato nei ringraziamenti (pagg IX-XVI): si comincia con tredici premi Nobel (tra cui il prezzemolo Gell-Mann) e si spazia da Daniel Hammet, idiota sapiente, a Jeremy Rifkin, da Jena Pincott autrice de Gli uomini preferiscono le bionde, a Turner, ex direttore della CIA.

Insomma, Kaku accede direttamente alle fonti che generano scienza e tecnologia ed ale personalità che hanno la possibilità di osservare i comportamenti umani, ponendosi naturalmente il problema della reale probabilità di poter predire con dignitosa precisione il futuro e rispondendosi come segue:

1)      Il libro si basa sulle interviste con i migliori scienziati del mondo;

2)      Ogni progresso scientifico considerato è compatibile con le leggi della fisica che si conoscono oggi;

3)      Le quattro forze fondamentali della fisica sono state comprese e non si prevedono stravolgimenti significativi in merito;

4)      I prototipi di tutte le tecnologie menzionate nel libro esistono già;

5)      Le previsioni sono effettuate da un insider, Kaku, cha ha potuto accedere in prima persona alle tecnologie citate.

In definitiva, l’autore si dichiara ottimista sulla possibilità di descrivere il nostro mondo tra un secolo.

Tanto per essere chiari – e riferendoci al precedente punto 4) – Kaku ci dice: «[…] nel 2100 maneggeremo gli oggetti con il potere della mente. I computer leggeranno silenziosamente i nostri pensieri e tradurranno i nostri desideri in realtà. Potremo spostare gli oggetti con il solo pensiero, un potere telecinetico di norma riconosciuto soltanto agli dei. Grazie alle biotecnologie creeremo corpi perfetti, allungando la durata della vita. Inoltre saremo in grado di creare forme di vita come non ce ne sono mai state. La nanotecnologia ci permetterà invece di prendere un oggetto e trasformarlo in qualcos’altro, di creare cose che sembreranno comparire dal nulla. […] disporremo di veicoli lucenti capaci di librarsi nell’aria senza alcuno sforzo e con un quantitativo minimo di combustibile. […] potremo attingere all’energia illimitata delle stesse e ci appresteremo a eslorare i pianeti più vicini con le nostre astronavi.»

[…]

«Il culmine di tutti questi cambiamenti rivoluzionari sarà la formazione di una civiltà planetaria che i fisici chiamano “Civiltà di tipo I”.»

No, Kaku non è l’icona dello scienziato con i lunghi capelli bianchi, chiuso in uno studio di Princeton a studiare i misteri dell’universo, che si lancia in improbabili crociate visionarie, bensì una personalità perfettamente inserita nel mondo delle relazioni umane. Né si lancia in speculazioni avveniristiche prive di una solidissima base scientifica. Naturalmente, riflette come può farlo uno scienziato statunitense, poco propenso a considerare valide alternative alle regole del mondo capitalista (assai interessante, da questo punto di vista, il capitolo 7, Il futuro della ricchezza). Ed altrettanto naturalmente, di ciò bisogna tener conto se si desidera capire a fondo il corposo saggio (400 pagine; per quanto ben scritte e interessanti, alla fine piuttosto pesanti ed è meglio interpretare ogni capitolo come un piccolo saggio a sé).

Tuttavia, Kaku non si sottrae ad alcuno dei più importanti problemi attuali (dalla povertà all’accesso ai beni primari) né, soprattutto, considera la scienza come un fatto sostanzialmente buono di per sé. Tutt’altro: «[…] la scienza è un’arma a doppio taglio: nel risolvere i problemi in cui si imbatte ne crea inevitabilmente altri, ma sempre ad un livello superiore. […] non ci resta che sperare di riuscire a maneggiare la spada della scienza con saggezza ed equanimità, vincendo la barbarie che abbiamo ereditato dall’antichità.»

Insomma una lettura avvincente sebbene impegnativa, non tanto per la necessità di un particolare corredo specialistico, quanto per la vastità dei temi trattati.

Un solo appunto: il titolo, a mio avviso – e soprattutto in Italia – è ben poco appetibile. Della Fisica abbiamo tutti, chi più, chi meno, un ricordo inquietante. Che la si rammenti dai tempi del liceo, o dall’università, mantiene un alone di preoccupante incomprensibilità. Parlerei piuttosto di Scienza, categoria ben più rassicurante e apparentemente meno ostile, insomma un titolo del genere: Scienza del futuro, quando la realtà è più incredibile della fantasia. Però non sono Kaku (e si vede!) né capisco di editoria: gli esperti della casa editrice la sapranno ben più lunga di me.

 

PS – Ho scritto questo post per rispondere ad un amico che mi invitava ad esprimere un parere su Blue Economy (di Gunter Pauli) e L’impossibile capitalismo verde (di Daniel Tanuro). Sperando che mi legga, gli suggerisco caldamente la lettura del saggio di Kaku: troverà una risposta più robusta della mia sui libri di cui mi ha parlato. Soprattutto una previsione ragionevole di ciò che sarà davvero il mondo in futuro, che ci piaccia o meno. In fondo come è sempre accaduto.

 

Michio Kaku: Fisica del futuro: Come la scienza cambierà il destino dell’umanità e la nostra vita quotidiana entro il 2100 (Codice 2012, Torino)

 

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a FISICA DEL FUTURO, UN TITOLO SBAGLIATO PER UNO SPLENDITO LIBRO DI SCIENZA

  1. Arturo Visconti ha detto:

    Tanto adesso chi può confutare tesi che eventualmente si confermeranno valide quando saremo tutti morti e non potremo più giudicare? Meglio un buon libro di fantascienza. E poi per per sparare tante cazzate non bastava Zichichi? Che tanto poi si somigliano anche fisicamente. Come mi è caduto in basso Ainis!

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Artiro Visconti,
      Che tanto poi si somigliano anche fisicamente.
      Tanto per dire che dà il buon esempio per far vedere come si scrivono le cazzate!!
      Cordialmente,

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