SARDIGNA LIBERA CONTRO IL VERDE A PORTO TORRES?

Venendo a conoscenza della denuncia di Sardigna Libera contro il mondo tuttoper la brutta faccenda della Chimica Verde a Porto Torres, mi sono detto che la realtà è davvero bizzarra e sorprendente, se anche un personaggio politico privo della seppur minima rilevanza come Claudia Zuncheddu riesce ad articolare, per una volta, un balbettio contenente un barlume di ragionevolezza.

Naturalmente è un’azione propagandistica, perché denunciare mezzo mondo (manca solo la NATO, il Dalai Lama e la perfida Albione) non ha alcuno sbocco concreto e passerà sotto silenzio come tutto ciò che attiene il mondo indipendentista sardo, incapace di azione politica incisiva e impegnato, più che altro, a scindere sé stesso in gruppuscoli sempre più piccoli e minuti, fino a quando Claudia si separerà da Zuncheddu, Doddore da Meloni e Bustianu da Cumpostu (Gavino e Sale sono separati da tempo, come i Rossi e i Mori).

A quel punto, probabilmente, assisteremo alla separazione sillabica e poi delle singole lettere. Claudia si scinderà in sette partiti, C-L-A-U-D-I-A e le due “A” finiranno in tribunale rivendicando il possesso del nome.

Eppure, sebbene per puro caso, la comica denuncia di Sardigna Libera contiene un punto molto interessante, questo: «Esposto-Denuncia di Sardigna Libera […] contro […] i Sindacati conniventi ,[…]». (Neretto, mio).

Punto che si riallaccia ad una recente dichiarazione della Camusso in visita a Cagliari: «È vero che ci sono processi innovativi che si possono fare. A Porto Torres la chimica verde è un esempio esattamente in questo processo di cambiamento – ma non è che ci siano solo i nuovi prodotti della green Economy. C’è il dovere e la possibilità di mantenere le attività tradizionali innovandole dal punto di vista dei cicli produttivi».

Sebbene un esposto come quello di Sardigna Libera faccia ridere i polli (beati loro, che ultimamente non fanno altro che scompisciarsi dalle risate) – e considerato che i sindacati vengono chiamati in causa perché Zuncheddu se la prende indiscriminatamente con tutto il mondo, quindi non per una riflessione politica articolata – porre accanto la chiamata di correo e la dichiarazione di Susanna-Tutta-Panna Camusso, dovrebbe indurre ad una riflessione.

Faccio un passo indietro.

Qualche tempo fa, ben prima che dalle parti di SS ci fosse qualcuno che finalmente comincia a chiedersi che diamine sia davvero la Chimica Verde, scrissi che non basta colorare di verde la parola Chimica per trasformarla in qualcos’altro, così come un inceneritore si potrà anche chiamarlo termovalorizzatore e un delinquente un diversamente onesto, ma il primo brucerà comunque combustibile producendo ceneri e fumi, mentre il secondo sarà bene non invitarlo a cena se si vuole mettere il tavola il servizio di posate d’argento.

Ciò non significa che non si possa convivere con un inceneritore, ma è necessario sapere con dignitosa precisione di che si tratti, senza ciurlare nel manico, così che i cittadini possano valutarne i benefici e gli inconvenienti, scegliendo di conseguenza. Nello stesso modo, nessuno ci vieta di invitare a cena un ladro, però dobbiamo saperlo prima, così da predisporre le posate più adatte (di plastica, usa-e-getta, possibilmente di materiale biodegradabile).

Per la Chimica Verde è esattamente lo stesso: che la si vernici o meno, è un processo industriale impattante (non esistono gli “impatti zero”) certo con caratteristiche differenti dal precedente petrolchimico (in linea di principio) ma non per questo l’anticamera del paradiso. Tra l’altro, altri paesi che hanno sperimentato da tempo processi industriali basati sull’uso di materiali biologici (ad esempio il Brasile) ne hanno anche posto in luce i limiti (conosciuti, alcuni ancora vanno chiariti).

Ci sarebbe anche un altro aspetto: che i piani portati a conoscenza della collettività non contengono la soluzione dell’enorme, gravissimo problema delle bonifiche e, per di più, farebbero supporre come gran parte del nuovo insediamento sia basato sulla realizzazione di un colossale inceneritore da alimentare anche con rifiuti (per i dettagli si veda ad esempio il GRIG e la pagina FB di No Chiimica Verde – No inceneritore).

Si pone allora un interrogativo: come mai i sindacati sono allineati e coperti sulla Chimica Verde come se davvero questa fosse la panacea universale? Come mai Zuncheddu, tra una sgommata e l’altra, per una volta ci azzecca, nel definirli conniventi?

Alla prima domanda si risponde con amarezza: perché la proposta dei nuovi insediamenti a P. Torres segue la stessa logica che ha guidato il fallimento del precedente piano di industrializzazione in Sardegna, basato, purtroppo, sul coinvolgimento di tutte le parti sociali nella creazione e conveniente spartizione di grossi carrozzoni capaci di muovere ingenti somme di denaro e interessi, da suddividere e riversare in mille rivoli, alimentando una rete diffusa di clientele e convenienze più o meno lecite.

Non è un caso, per l’appunto, se l’affaire Matrica appare come la fotocopia verde del Piano per il Sulcis, anche se nessuno lo fa notare (direi stranamente, tanto da spingermi a domandarmi come mai!).

Quindi i sindacati sono conniventi perché lo sono stati – e ancora lo sono – per tutte le politiche di industrializzazione in cui i grandi numeri consentano di ritagliare grosse fette di interesse, non tanto coniugate nell’accezione di malaffare, quanto di convenienza politica e semplicità di ruolo, visto che sedere al tavolo della spartizione quando si parla di un investimento di grandi proporzioni è ben altro rispetto alla cura di un tessuto industriale diffuso, difficile da interpretare e di faticosa gestione.

Detto in parole povere, sono conniventi perché non esserlo sarebbe scomodo, meno politicamente  producente e richiederebbe ben altro impegno e competenza.

Per amor di chiarezza, sono conniventi perché tale connivenza è trasversale al tessuto sociale dell’Isola, tacitamente convinta che il modello del carrozzone cui accedere per clientela politica sia un buon metodo per tirare avanti, anzi, che sia necessario far di tutto per promuoverne la sopravvivenza.

E perché Zuncheddu, per una volta, ci acchiappa?

Ci sarebbe da dire che è una domanda priva di interesse, cui rispondere: Ecchissenefregadizuncheddu?

E invece no, perché la mediocrità del mondo autonomista-indipendentista è uno dei tasselli del mosaico che conduce alla politica dei carrozzoni. Se le istanze localiste si appiattiscono nei messaggi «alla Zuncheddu», ci si acchiappa solo per caso, per una botta di culo, ed avere esponenti politici che basano la propria analisi della realtà sulla legge dei grandi numeri è un altro dei tanti handicap della Sardegna.

Perché se è un problema che se ne sia accorta solo Zuncheddu – della connivenza dei sindacati – lo è ben di più il fatto che sia accaduto per puro caso, perché per quanto piccola, la probabilità che un qualunque primate posto di fronte ad una tastiera scriva la Divina Commedia risulta diversa da zero, dunque può anche accadere!

 

gabriele.ainis@virgilio.it

Questa voce è stata pubblicata in politica e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...